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Si conclude il 2007, anno di concordia culturale

Nell’anno giunto ormai al termine sono state numerose le iniziative intraprese (e concluse) dal Ministro Francesco Rutelli con i rappresentanti di diverse istituzioni straniere. Scopo precipuo di questi intensi rapporti la volontà di riportare in Italia le opere d’arte trafugate all’estero negli scorsi anni e, allo stesso tempo, l’impegno di restituire agli altri Paesi alcuni reperti che erano stati portati nella penisola italiana.

Questa azione, che mira a sconfiggere il traffico illecito di opere d’arte, trova il suo inizio nel settembre 2006, quando il sopracitato Ministro per i Beni Culturali e Ambientali firma l’accordo con il Museum of Fine Arts di Boston per il trasferimento in Italia di tredici opere: tra queste spicca la statua di Vibia Sabina, moglie dell’imperatore Adriano, che verosimilmente doveva far parte di una schiera di statue poste nei giardini della Villa adrianea di Tivoli; gli altri reperti sono undici vasi e un frammento architettonico.

Tra le varie restituzioni vanno certamente menzionate le otto opere che facevano parte del Princeton University Art Museum (frammento di altorilievo con centauromachia; loutrophos di Apulia con figure; oinochoe etrusco con figura di serpente disegnata; testa di leone; frammenti di uno skyphos etrusco; psykter attico; oinochoe etrusco a figure nere; cratere a volute di Apulia) e gli otto piccoli capolavori che Jerome Eisenberg, un gallerista newyorkese, ha consegnato alle autorità italiane nel novembre 2007: sono questi tre bronzi etruschi, una statua romana e quattro vasi del V secolo a.C., tutti rigorosamente intatti. Evidentemente, nonostante Eisenberg avesse acquistato regolarmente questi oggetti nelle varie aste mondiali (e pagati a caro prezzo!), il buon senso del gallerista ha prevalso sulla volontà di possessione (per legge avrebbe potuto tenere le opere d’arte in questione).

Non solo rientri illustri, peró: infatti, nel giugno del 2007 ben novantasei testimonianze della cultura pakistana sono ritornate nel loro luogo d’origine, grazie anche alla mediazione del Museo Nazionale d’Arte Orientale. I reperti archeologici in questione, che sono databili tra il IV e il III millennio a.C., erano stati trafugati in Belucistan e portati ad una fiera antiquaria a Monza nel 2005, ma sono stati abilmente recuperati dalle nostre forze dell’ordine proprio in quell’occasione. Sgominata la banda di trafficanti, le opere sono state consegnate all’ambasciatore pakistano. Riportati in Iran anche i quarantuno oggetti recuperati dal Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale dei Carabinieri: sono questi vasi, coppe, brocche e 17 monete con iscrizioni in arabo.

Purtroppo, peró, non tutti i rapporti diplomatici sono stati cosí sereni, come dimostra il difficile accordo raggiunto con il Getty Museum di Los Angeles. Iniziati i contatti piú di un anno fa, l’accordo definitivo è stato raggiunto solamente nell’agosto 2007 (ma formalizzato in settembre) con il rimpatrio in Italia di quaranta opere (una, la Venere Morgantina, giungerà in Italia solo nel 2010). D’altra parte, nonostante il piccolo successo ottenuto, il ministero italiano ritiene di dover ricevere dal Getty Museum ancora un cospicuo numero di opere: tra quelle rientranti non è compreso infatti il cosiddetto Atleta di Lisippo (IV secolo a.C.), ritrovato nel 1964 nel mare di Fano e clandestinamente portato negli Stati Uniti.

La vicenda è ben lontana dal concludersi, perché purtroppo la sottrazione illegale di opere d’arte è una piaga di questa nostra società; è altresí vero che i musei che ora posseggono questo tipo di oggetti storici li abbiano probabilmente acquistati in buona fede, ma lo sforzo (sia economico che morale) compiuto da Eisenberg dimostra come, nonostante tutto, il vero amante d’arte non sia chi possiede una data opera, ma chi ne permette la libera fruizione.

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