Introduzione
A questo punto del viaggio desidero introdurre un concetto a cui sono particolarmente legato: quello che amo definire serenità fotografica. Finora abbiamo esplorato la fotografia attraverso la motivazione, i contenuti e gli elementi essenziali. Abbiamo anche parlato di magnifica ossessione. Tuttavia per chi ha contratto questo affascinante “morbo”, la riflessione da sola non è sufficiente. La padronanza degli strumenti, la conoscenza delle loro potenzialità e la capacità di impiegarli in modo consapevole costituiscono infatti la base per sviluppare un lavoro coerente.
È quindi naturale che nella mente del fotografo nasca l’esigenza di approfondire anche aspetti tecnici. Personalmente, alcuni argomenti mi appassionano al punto da studiarli continuamente, per il semplice piacere di farlo. Da questa attitudine emerge la capacità di esercitare il discernimento, mettendo in relazione tutti gli elementi utili a realizzare una comunicazione efficace.

Iniziare leggeri
La fotografia è entrata molto presto nella mia vita. Avevo sette anni, era il 1967, quando ricevetti in dono una piccola compatta Ferrania Eura Rapid: pellicola da 35 mm in caricatori dedicati, fotogramma quadrato da 24×24 mm, sedici pose, obiettivo a lente singola con messa a fuoco fissa. L’unica regolazione consisteva in una levetta che spostava un disco con due aperture corrispondenti ai diaframmi f/8 e f/16.

Fu un’idea di mio cugino, che ritenne le mie mani ancora troppo piccole per governare una reflex, pesante e delicata. Era comunque un ottimo punto di partenza, prima di passare alla biottica 6×6 Ferrania Elioflex 2, naturalmente dopo aver ottenuto il benestare di mio nonno.
Imparare a navigare
Alle scuole superiori scelsi di studiare fotografia e sviluppai un particolare interesse per l’ottica. Eppure, proprio la disciplina che permette di comprendere come vedere attraverso gli strumenti fotografici non faceva parte del programma. Senza le lenti, del resto, quale apparecchio potrebbe restituire immagini nitide e leggibili? Ebbi la fortuna di incontrare un professore che seppe riconoscere il mio entusiasmo. Mi guidò nello studio degli argomenti più utili alla mia formazione e mi fece scoprire che l’ottica è, prima di tutto, matematica.
Così, come un giovane marinaio affidato a un capitano esperto, imparai a navigare nel mare delle formule e dei calcoli necessari a progettare — e soprattutto a comprendere — gli obiettivi fotografici. Per governare una nave, così come per padroneggiare la fotografia, servono passione, dedizione e un costante impegno nello studio: elementi indispensabili per raggiungere quella condizione, la serenità fotografica.

Essere sensibili
Studio e pratica sono il percorso che conduce allo sviluppo della sensibilità fotografica. Li considero requisiti indispensabili per chi, attraverso la fotografia, scrive con la luce. L’esperienza insegna a valutarne le caratteristiche, l’intensità e il comportamento quando attraversa le lenti. Ogni fotografia che osserviamo è il risultato dell’interazione di molteplici fattori, ciascuno dei quali contribuisce a definire la qualità visiva e la forza comunicativa dell’immagine.
Seguire il percorso
Desidero quindi proseguire lungo un sentiero pianeggiante, cercando di esprimere i concetti con semplicità. Per quanto possibile, in una materia tanto complessa e ricca di sfumature, il mio intento è rendere più accessibile l’approccio alle nozioni tecniche della ripresa fotografica. Nel mio modo di intendere la fotografia, il percorso è simile a una passeggiata attraverso un paesaggio ricco di infinite sfaccettature, di luci suggestive e di occasioni da osservare. Raramente cammino in fretta. Preferisco fermarmi, soffermarmi sui dettagli, sperimentare angolazioni, prospettive e colori. A volte premo il pulsante di scatto; altre volte scelgo di non farlo.
Perché non conta la quantità delle fotografie realizzate, ma la qualità di ogni singolo scatto. È così che si impara ad apprezzare la vera serenità fotografica.
Continua con la seconda parte