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Serenità fotografica: filosofare non basta (seconda parte)

Riprende dalla prima parte

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Continuando il nostro percorso, la passeggiata verso la serenità fotografica ci porta a soffermarci su una fase fondamentale che precede lo scatto: la scelta dell’obiettivo. È un passaggio cruciale per arrivare preparati e sereni al momento della ripresa. È proprio qui che si determinano molte delle caratteristiche dell’immagine: nitidezza, resa della prospettiva e rapporto tra gli elementi presenti nella scena.

Pezzi di vetro

Ogni obiettivo fotografico nasce da un progetto ottico preciso. Esso è realizzato con l’intento di offrire la migliore qualità possibile, in relazione a fascia di prezzo e destinazione d’uso. Dal punto di vista costruttivo, materiali, tolleranze di assemblaggio e robustezza meccanica sono elementi determinanti. Si può stabilire se un obiettivo sia destinato a un utilizzo amatoriale oppure a un impiego professionale, per sopportare sollecitazioni meccaniche, sbalzi termici e condizioni climatiche anche impegnative.

Serenità fotografica - Pezzi di vetro
Serenità fotografica Pezzi di vetro

Nel nostro percorso, tuttavia, ci concentreremo soprattutto sugli aspetti ottici. In altre parole, cercheremo di conoscere a fondo quei “pezzi di vetro” attraverso i quali osserviamo e interpretiamo il mondo. Affinché le fotografie che realizziamo rispecchino con maggiore fedeltà il risultato che abbiamo immaginato, dobbiamo scegliere.

Se diamo per acquisiti altri elementi fondamentali della ripresa, come l’inquadratura, la composizione e la corretta esposizione, comprendere le caratteristiche ottiche dell’obiettivo che stiamo utilizzando rappresenta un prezioso valore aggiunto. Significa poter prevedere il comportamento della lente, sfruttarne i punti di forza e trasformare una semplice scelta tecnica in una decisione consapevole, capace di influenzare profondamente il linguaggio dell’immagine.

Lame affilate
Serenità fotografica - Farfalle
Serenità fotografica Farfalle

Luoghi comuni e leggende metropolitane, modi di dire e abitudini possono limitare la nostra serenità fotografica. Nel gergo dei fotografi, per esempio, quando un obiettivo è particolarmente nitido si dice che “è un rasoio”. Questa espressione descrive la capacità dell’ottica di mettere a fuoco con estrema precisione, restituendo bordi netti e ben definiti, come se fossero stati ritagliati con una lama.

Dal punto di vista tecnico, la sensazione di nitidezza è il risultato della combinazione di due fattori. Il potere risolutivo (la capacità di distinguere dettagli molto vicini tra loro) e l’acutanza (il micro-contrasto lungo i contorni, che l’occhio umano interpreta come maggiore incisività dell’immagine).

Queste due caratteristiche però sono in parte antagoniste: ottimizzare una tende a penalizzare l’altra, rendendo necessario un compromesso progettuale. Lo stesso principio vale per tutti gli altri parametri ottici, ovvero le diverse aberrazioni che devono essere corrette nella progettazione di un obiettivo. Ne consegue che l’obiettivo perfetto non esiste. La qualità di un sistema ottico dipende dalla capacità del progettista di trovare il miglior equilibrio possibile, mantenendo sotto controllo tutte le aberrazioni senza sacrificarne eccessivamente nessuna.

Viaggi leggeri

Quanto espresso fin qui rappresenta soltanto una breve premessa. Il mondo dell’ottica fotografica è vasto e sfaccettato, ricco di sfumature e aspetti tecnici che sarebbe impossibile condensare in poche pagine. Né è mia intenzione impartire lezioni: il mio obiettivo – per assonanza, oltre che per scelta – è piuttosto quello di invitare ogni appassionato a ricercare la propria serenità fotografica dentro di sé, evitando di disperdere energie e risorse nella ricerca dello strumento “giusto” solo perché suggerito o celebrato da altri.

Ciò che conta davvero è la conoscenza della materia, affinata attraverso lo studio e l’esperienza, ma soprattutto la consapevolezza. Per questo è quasi superfluo ribadire che il vero “peso” di un’immagine risiede nei significati che riesce a trasmettere, non nella “massa” degli strumenti con cui è stata realizzata.

Continua con la terza parte

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