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La cultura dell’olio si rilancia ai Castelli Romani

E’ stata la seconda residenza di Ugo Tognazzi. Che rivive nella memoria della gente di Velletri, la città dei Castelli Romani a 38 chilometri da Roma. Le tradizioni locali si rinnovano in uno scenario ricco di fascino, con le quali si riesce a mantenere alta la cultura locale. Tutto ciò per non perdere l’identità di un popolo. Il ridente centro storico si raggiunge facilmente attraverso la via dei Laghi: è situata proprio all’incrocio con la via Appia, sulle diramazioni meridionali del Monte Artemisio. Nella città castellana c’è un clima mite: molti boschi, prati e vigneti; gli oliveti rendono il luogo ideale per trascorrere una villeggiatura. Velletri è il centro più importante per quanto concerne la produzione di olio di oliva. Le origini del centro castellano sono molto antiche: testimonianze archeologiche dimostrano la sua esistenza già ai tempi dei Volsci, quando la fiorente Velester (VI secolo a.C.) divenne un importante caposaldo contro l’espansionismo romano, finché nel 338 Furio Camillo non la sottomise e con il nome di “Velitrae” prese parte alle conquiste romane, tanto da meritarsi il titolo di Municipio ed ospitare sul suo territorio molte ville patrizie. Dopo un periodo di decadenza all’epoca delle invasioni barbariche, già nel XII secolo la cittadina castellana divenne libero Comune e dovette lottare contro le mire delle famiglie baronali. Nel 1849, infine, Garibaldi sconfiggeva nei pressi di Velletri le truppe Borboniche e nel 1875 era nominato cittadino onorario. Tra le pregevoli opere d’arte che si possono ammirare passeggiando nelle strade della città c’è la Torre del Trivio, campanile romanico-gotico (1353) alto circa 50 metri della vicina chiesa di S. Maria del Trivio, costruita nel XVII secolo su disegno del Maderno. Da non perdere le testimonianze storiche rappresentate dalle Chiese di S. Salvatore del 1065, costruita nuovamente dopo l’ultima guerra e delle Stimmate di S. Francesco edificata sui resti di un tempio volsco, nonché il Palazzo Comunale opera di Giovanni della Porta, ma disegnato dal Vignola, con un bel portico ed interessanti affreschi. Qui c’è la sede del Museo Civico archeologico dove si trovano le cosiddette Terracotte Volsche del VI secolo a.C. ed il grande sarcofago con rappresentate le fatiche di Ercole (II secolo d.C.). Di particolare e notevole interesse la Cattedrale di San Clemente costruita nel IV secolo sulle rovine di una basilica romana, poi rimaneggiata nel XII secolo ed infine ricostruita nel XVII secolo, che presenta un bel portale rinascimentale e all’interno un bellissimo organo di legno dorato risalente alla fine del 500 ed affreschi del 1300 nell’abside. Il 21 dicembre 1999 sono stati inaugurati i restauri della Cattedrale. Ecco le scoperte emerse durante i lavori. Una necropoli di epoca medievale con tombe a fossa e diverso materiale di reimpiego repubblicano e imperiale (tra cui un frammento di lastra scolpita a basso rilievo rappresentante una menade danzante). Tracce di una strada medievale in basolato. Affreschi del 600 con storie della Vergine, “nascosti” da diversi tratti di tinteggiatura. La Cattedrale di Velletri, che racconta oltre 15 secoli di storia, insieme con la chiesa, le canoniche, il palazzo vescovile, l’ex seminario e il chiostro, costituisce una sorta di “cittadella” che caratterizza urbanisticamente e paesaggisticamente un intero quartiere del centro storico di Velletri. Alcuni cenni storici. L’istituzione della Diocesi di Velletri, una delle più antiche e importanti, risale al V secolo d.C., nei luoghi dell’evangelizzazione di San Clemente, terzo successore di Pietro. L’importanza della Diocesi dipendeva anche dalla posizione strategica di Velletri: tra la via Appia e la Latina, tappa obbligata tanto per chi arrivasse quanto per chi partisse da Roma, diretto a Sud. La fondazione della Chiesa è altrettanto antica: impostata sulle rovine di un edificio romano, ha subito nei secoli numerosi e diversi rifacimenti che ne hanno modificato l’aspetto originario. Il più rilevante, quello effettuato nel 1646 dal Cardinale Medici, in seguito al crollo del campanile sulla chiesa stessa, in gran parte distrutta. L’aspetto attuale della Chiesa, con massicci pilastri al posto delle originarie colonne, è sostanzialmente il risultato di quell’intervento. Nel corso dei secoli, molti vescovi a capo della Diocesi di Velletri hanno arricchito con nuove cappelle e opere d’arte la Chiesa: nel XIII secolo fu realizzata la cripta per ospitare le reliquie dei martiri Ponziano papa ed Eleuterio Vescovo; nel XV secolo fu costruito il palazzo vescovile, che ha nascosto la facciata principale della chiesa. Alla fine del XV secolo il cardinale Giuliano della Rovere, futuro papa Giulio II, aggiunse la monumentale Sacrestia e la Cappella dell’Immacolata Concezione. Per chi ama passeggiare, il Monte Artemisio offre diverse possibilità a piedi, a cavallo o in bicicletta: il Maschio dell’Artemisio (812 metri), il Monte Peschio (925 metri) e il Maschio D’Ariano (891 metri) con il loro paesaggio costituito da un fitto bosco, da massi di pietra lavica, da ruderi ed affascinanti panorami; c’è anche il lago di Giulianello sul quale affacciano due querce secolari. Le feste velletrane iniziano il 17 gennaio in occasione di S. Antonio Abate che prevede una cavalcata storica per le strade della città, la corsa all’anello ed una suggestiva fiaccolata a cavallo; a febbraio c’è il carnevale popolare e ad aprile, per il Venerdì Santo, la processione del Cristo Morto con figuranti in costume. A maggio (prima domenica) si festeggia la Madonna delle Grazie con solenne processione dei Ceri e il Giro podistico delle Vigne, inizia anche la Primavera Musicale Veliterna. Durante l’estate ci sono rassegne di jazz e spettacoli teatrali, mentre in ottobre c’è l’atteso appuntamento con la Festa dell’Uva e il Palio delle Decarcie che prevede cortei in costume, mostre di artigianato ed antiquariato, spettacoli folkloristici e stand gastronomici dove assaggiare le specialità locali come i carciofi alla “matticella”, l’abbacchio, la trippa, la bruschetta e i funghi porcini. Ma il vero protagonista indiscusso della festa è il vino: il Velletri Doc bianco e rosso che si produce nelle campagne veliterne.

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