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Persepolis, un fantastico cartone “vecchio stile”

Abituati come siamo oramai ai cartoon ipertecnologici e computerizzati,”Persepolis”ci riporta al vecchio e caro cartone bidimensionale, niente di digitale, tutto interamente fatto a mano e in total black and white.

Alle spalle di tutto questo c’è l’autobiografia sotto forma di fumetto di Marjane Satrapi: vent’anni di vicende iraniane raccontate da una bambina che cresce e cambia, che assiste alla rivoluzione degli Ayathollah, portando via con se la libertà e insieme una guerra spaventosa. A questo punto, scappando per Vienna, descrive la sua sofferenza dettata dall’esilio obbligatorio fino a che, tornata in Iran alla soglia della maturità, decide di abbandonare definitivamente il suo Paese d’origine e rifugiarsi in Francia, diventando una disegnatrice.

In questo cartone animato abbiamo la visione di un mondo che è visto con gli occhi di chi che non accetta imposizioni e sciagure, di chi sente come una prigione il velo, di chi trova assurdo studiare disegno con la Venere di Botticelli cancellata sulle parti nude.
Solo qualche barlume di colore (Parigi), il resto, con le sfumature del carbone, è una favola adulta che rifiuta ogni integralismo, che è simbolo di virilità femminile e inno alla libertà.

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