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Magnini, l’ultimo re a dover cedere la corona

[oblo_image id=”1″]Scoprire di non essere più l’uomo da battere. Vedere un avversario cheti passa senza capire il perché. E’ il peggior incubo degli assi dellosport. Ma è una sensazione che prima o poi tocca vivere a tutti.L’ultimo fuoriclasse ad entrare in questo particolare club è Filippo Magnini,l’uomo da copertina del nostro nuoto. Da tre anni è l’indiscussodominatore dei 100 metri stile libero, la specialità regina dellapiscina. Una sicurezza suffragata dai successi raccolti senza soluzionedi continuità nelle ultime stagioni. Il 2008 è l’anno delle Olimpiadi,gli Europei in corso di svolgimento ad Eindhoven dovevano essereun’interlocutoria tappa di avvicinamento nel cammino verso il sognoolimpico. Lo stesso azzurro aveva premesso di arrivare alla rassegnacontinentale con assoluta serenità, sapendo che l’obiettivo vero èfissato per la prossima estate. Peccato che sia arrivato il francese Bernard amettere un tarlo nella testa del nostro campione rendendo quanto maiindigeste le festività pasquali. Il transalpino non ha soltanto vintola batteria di semifinale, ma si è preso il lusso di polverizzare ilprecedente record del mondo fermando il cronometro sull’impressionantetempo di 47’60’’. Un risultato imprevisto ed imprevedibile per chiunquee che ha destato anche qualche sospetto. Come è possibile in pochesettimane migliorare così nerttamente il primato personale sovvertendogerarchie acquisite in anni? Maturazione atletica improvvisa, Bernardè alto 1.97 per 89 kg e 205 cm di apertura alare, ombra del doping osemplice vantaggio derivante dai nuovi costumi? Magnini non ha nascostoil suo stupore, arrovellandosi nel tentativo di capire come fossepossibile assorbire il colpo. A voler esser ottimista, a Pechino nonavrà più il peso dei favori del pronostico. Ma la sua espressione inOlanda era tutt’altro che sollevata.

[oblo_image id=”2″]Ma se può consolarlo, è capitato anche ad altri di scoprireimprovvisamente di non essere più imbattibili. Provi a chiedere ad unaltro pesarese doc. Se il 2007 è stato l’annus horribilis di Valentino Rossi, il merito o la colpa è soprattutto di Casey Stoner.Il centauro australiano ha dominato la stagione e la personalità concui ha condotto il mondiale non ammette repliche. La Ducati sarà anchela moto migliore, ma il “canguro” porta evidenti le stimmate delcampione. Anche la stagione 2008 è iniziata con la stessa antifona:Stoner primo e solitario, Rossi costretto a cedere il passo alle nuoveleve pronte a raccogliere l’eredità del campione pescarese.

[oblo_image id=”3″] C’è chi è riuscito a vivere meglio il sorpasso. Unospaesato Pete Sampras ha conosciuto nel 2001 Roger Federer propriosugli amati campi di Wimbledon. Sull’erba londinese che lo aveva vistotrionfare per sette volte, il fuoriclasse americano ha dovutoarrendersi all’allora impertinente ragazzone svizzero. Già nei commentinel post partita, Sampras aveva pronosticato un futuro da numero unoper Federer designandolo come successore sul suo trono. Una profeziafin troppo facile. Più difficile immaginare che a distanza di anni idue “rivali” si sarebbero affrontati nuovamente per una serie di matchdi esibizione. Sampras ormai si è ritirato da tempo, ma la classe èsempre cristallina e le sfide tra i due dominatori del tennis modernosono perle da cineteca. Intanto la stima tra i due si è trasformata inamicizia.

Lastoria dello sport insegna come nessun regno possa durare in eterno.Consegnare lo scettro a qualcun altro è però difficilissimo daaccettare. E poi non è detto che dopo aver abdicato non si possariconquistare la corona.

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