HomeSpettacoloCinemaL'innocenza del peccato, torna Claude Chabrol

L’innocenza del peccato, torna Claude Chabrol

Una giovane conduttrice televisiva viene sedotta da un maturo scrittore sposato. Egocentrico e sensibile alle belle donne, l’uomo ne fa un’amante esperta e focosa e la introduce negli ambienti del jet set parigino, intrisi di vizi e comportamenti poco morali. Ma la passione è volubile. Specie se la differenza d’età è abissale, lui è accecato dal narcisismo e dall’egoismo e lei è infantile e in preda agli slanci totalizzanti del primo grande amore. Quando viene abbandonata dall’anziano amante, la ragazza si consola tra le braccia di un giovane miliardario psicologicamente instabile da tempo innamorato di lei e arriva addirittura a sposarlo, ma il loro rapporto prenderà una piega morbosa.

Sullo sfondo di un paesino di provincia francese, ambiente caro all’autore, la vicenda spazia tra la viziosa sfarzosità di una patetica borghesia di periferia e la rappresentazione di un sentimento amoroso ambiguo ed ossessivo, contornato da una esasperata gelosia che sfocia in tragedia. Il tessuto narrativo soffre diverse pecche: le scene, statiche e poco dilatate, si limitano a raccontare in modo spesso frettoloso i vari aspetti della vicenda. Non si propone quindi allo spettatore un ritratto omogeneo e ben articolato bensì un collage di piccoli e brevi pezzi poco amalgamati con vacui movimenti di macchina. La cinepresa sembra in continua fuga da qualcosa, impaziente di passare alla fase successiva lasciando dubbiose impressioni ed una sensazione di superficialità lungo il suo cammino. La mano del regista è poco curiosa e poco approfondita, come se il sentimento scivolasse di continuo all’autore nel momento della messa in scena, difetto del tutto inaspettato in un maestro del calibro di Chabrol. I dialoghi sono per lo più banali, talvolta intrisi di una sensualità arida e spesso fuori luogo. Tutto il film è accompagnato da una satira antiborghese quasi sempre eccessiva, esasperata da una maliziosità allusiva che ha lo scopo di rianimare un ritmo inguaribilmente scipito con risultati poco soddisfacenti. Il colpo di scena finale che dà un “perché” a tutta la vicenda è invece ben inserito e ripreso in modo magistrale, una delle poche parti del lavoro in cui tutto quadra alla perfezione. Un sussulto, le conseguenze del quale si trascinano comunque in modo spento fino alla fine. Un ultimo appunto sulla recitazione, con poche sbavature tecniche ma dalla scarsa espressività e poco coinvolgente.

Nel complesso, quindi, un film con una buona idea di partenza che però si risolve solo in un “tentativo” di cinema. Un pezzo che può tranquillamente mancare nella collezione cinematografica degli appassionati.

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