Si sono concluse le riprese di Anima di Vetro, opera prima di Fabio Schifino — già noto per My Dolly — prodotta da Noctua.film. Il film porta sullo schermo una storia sospesa tra dolore, memoria e confine labile tra realtà e sogno, con un cast che riunisce nomi consolidati del cinema italiano.
Protagonista è Angelo Orlando, affiancato da Antonella Ponziani, Alessandro Haber e Marcello Fonte, Palma d’oro a Cannes per Dogman. Completano il cast Sofia D’Elia, Alessia Santini, Laura Matassa e altri interpreti.
La storia: un uomo tra lutto e ossessione
Ivo lavora in una fabbrica di vetro in Svizzera. Quando Marghit, la donna di cui è innamorato, muore nell’incendio doloso che distrugge lo stabilimento, la sua esistenza si incrina. Una sera, guardando la televisione, si imbatte in un servizio sulle ragazze migranti: alcune trovate morte sulle rive del fiume, altre costrette a lavorare per criminali. Tra i volti, uno lo colpisce: Amina.
Da quel momento Ivo vive in uno stato a metà tra veglia e sogno, consumato dal lutto e dalle immagini che non riesce a scrollarsi di dosso. Una notte, lungo il fiume, incontra Amina e un’altra ragazza, Sophia, entrambe vittime di sfruttamento. La sua mente confonde i confini tra ciò che è reale e ciò che immagina. Nel locale di Christopher — il responsabile dello sfruttamento — ritrova anche Lilith, una donna amata in passato, anch’essa usata e poi abbandonata dall’uomo. Saranno Christopher e Lilith a diventare la chiave di una resa dei conti che permetterà a Ivo di fare i conti con il proprio passato.
Il vetro come metafora: la visione del regista
È lo stesso Schifino a spiegare il cuore del film. Anima di Vetro è il racconto di una frattura, afferma il regista. Ivo è un uomo schivo, incapace di comunicare i propri sentimenti, quasi sospeso in una dimensione emotiva congelata. Cerca una nuova possibilità, un luogo dove il silenzio possa diventare una forma di appartenenza.
La fabbrica di vetro non è solo uno sfondo. Il vetro nasce dal fuoco, si modella attraverso la pressione, può assumere forme meravigliose ma resta fragile, pronto a spezzarsi, spiega Schifino. La stessa fragilità governa i ricordi del protagonista: come il vetro lavorato nella fornace, anche i ricordi vengono fusi, deformati e ricomposti. Le immagini delle giovani donne che appaiono attraverso il televisore non sono soltanto presenze reali o immaginarie: sono frammenti della coscienza di Ivo, riflessi della sua incapacità di trattenere ciò che ama, schegge di un passato che continua a riaffiorare.
La squadra tecnica
Alla fotografia del film lavora Simone Sadocco. Scene e costumi sono firmati da Marianna Sciveres, mentre le musiche originali portano la firma di Maurizio Ponziani. La produzione è di Noctua.film.