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I perduni a Taranto. Ecco il rito della settimana santa

[oblo_image id=”1″]Alle cinque di sabato mattina in via Anfiteatro a Taranto, davanti a me sfila il Gesù morto, una statua realizzata dei maestri cartapestai dei primi del 900. E’ la processione dei riti della settimana santa che dopo aver riempito le strade tarantine di gente accorsa a vederla, volge al termine. L’emozione è tanta. Le prime luci dell’alba trapassano il cuore di Maria che addolorata, segue il figlio morto disteso su un lettino e coperto da un tulle bianco. Otto statue. Maria Addolorata, Gesù morto, la Sindone, Gesù crocefisso,Gesù alla prima caduta, Gesù alla colonna, Gesù nell’orto con l’angelo, la croce dei misteri. Portate ognuna da sei persone. Alcuni in smoking, altri vestiti di bianco.
Accanto a Gesù morto ci sono i carabinieri in alta uniforme e i Cavalieri della Repubblica. Accompagnati dalla banda della città (ricordano i funeral and wedding di Goran Bregovic) che suona una tristissima marcia funebre, tutti camminano lentamente, percorrendo il centro della città fino a ritornare nella Chiesa da dove sono usciti: la Chiesa del Carmine e confraternita annessa. Di questa confraternita fanno parte i “perduni”, persone che completamente incappucciate, camminano scalze per tutta la durata della processione. Le strade sono affollatissime, più ci si avvicina alla Chiesa del Carmine e più la folla si accalca. Davanti la prima statua c’è un “perdone” troccolante: suona la troccola come se fosse una campana per avvisare la Chiesa che stanno arrivando, in modo tale da aprire le porte. Ha un suono molto rumoroso la troccola, così tanto che zittisce i bambini, ferma il respiro agli adulti. Ovviamente presente la televisione di Taranto, Studio 100, che ha effettuato una diretta di due giorni. E Taranto pare riprendersi. Una città che deve risollevare le sue sorti, dopo il rigassificatore, dopo quel crak finanziario che l’ha ridotta sul lastrico, facendo sognare i tarantini solo col fascino della Magna Grecia. Una commistione suggestiva. Si perchè la processione dei Misteri non è solo tradizione, fede. C’è anche un pizzico di vanità in chi porta le statue sulla propria spalla. Tutta la città è li in quelle ore: affacciata ai balconi, bambini coi cellulari in mano, gente che piange, bambini addormentati in braccio al papà. Tutti ti guardano e ti riconoscono se l’anno prima hai portato la stessa statua.

A chi si chiede che fine fanno gli svariati euro pagati per la statua di Gesù morto o gli altrettanti per la Madonna Addolorata la Confraternita li usa intanto per la processione e poi per opere di bene nella città stessa.

La cosa che più mi ha fatto riflettere è il viso di coloro che la statua la portano in spalla. Stanchi, distrutti, infreddoliti e sicuramente affamati. Ma fieri. Con gli sguardi fermi nel vuoto come se fissassero un punto perso nello spazio. E noi tutti li a guardare lui, loro. E una lacrima di commozione è scesa per essere freddata dallo scirocco che sa del mare tarantino. E’ il miracolo di Taranto.


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