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Francis Bacon a Milano: l’antologia del tormento

[oblo_image id=”3″]Ottandadue dipinti, di cui una sessantina inediti per l’Italia, una quindicina di disegni e altrettanti oggetti provenienti dai musei sparsi per il mondo: questo il corpus della mostra Francis Bacon attualmente allestita negli spazi di Palazzo Reale a Milano. Una retrospettiva che mira a riproporre e ad analizzare tutte le fasi che hanno contraddistinto il percorso evolutivo di Bacon, artista novecentesco che con la sua pittura ha denunciato lo smarrimento dell’individuo all’interno della società contemporanea.

Partendo dalla figura umana, elemento imprescindibile della produzione baconiana, l’artista crea un universo personale in cui gli esseri viventi sono isolati ed inseriti in contesti lividi e claustrofobici: inevitabile “sentire” questa visione come una metafora del sentimento intimo dell’artista stesso nei confronti della realtà in cui viveva, alienante e al contempo opprimente. La sua pittura, violenta nella tecnica e nei colori e svincolata da ogni canone realistico, sviluppa il tema dell’angoscia esistenziale già affrontata da Munch attraverso il medesimo espediente della deformazione fisionomica: ma, a differenza dell’illustre predecessore, Bacon incentra maggiormente la sua attenzione verso la figura inserendola in uno spazio silenzioso, generalmente nero, che enfatizza quel sentimento di naufragio esistenziale accennato poc’anzi (si veda il quadro Figures in a Landscape) e che abbandonerà solo nelle opere piú tarde.

[oblo_image id=”1″]In questa mostra numerosi sono gli spunti di interesse, a partire dalla prima sala dove sono esposti alcuni disegni preparatori del Maestro. Molto apprezzabile la sezione dedicata allo studio di Bacon, atelier interamente ricevuto in eredità dalla Hugh Lane City Gallery di Dublino, citta natale dell’artista, e messo fotograficamente a disposizione degli organizzatori di questo evento: è possibile in tal modo comprendere che le fotografie di Muybridge, i fotogrammi di Ejzenstejn (il tema della bocca spalancata nel grido, peculiare di molti suoi dipinti –Studio dal Ritratto di Innocenzo X di Velàzquez e altri- gli fu suggerito da una scena della Corazzata Potëmkin) e le riproduzioni di dipinti famosi fossero alcuni tra gli svariati punti di partenza del percorso creativo di Bacon.

A proposito del dipinto derivato da Velàzquez appena citato (non presente in questa rassegna) e del tema della rivisitazione di opere note attraverso la deformazione, riporto le parole del nostro artista, in un certo senso necessarie per comprendere un’altra sezione della mostra milanese, quella dedicata ai papi (dove spicca il dipinto Pope I): «Ho sempre pensato che il quadro di Velàzquez il Ritratto di Innocenzo X fosse uno dei piú belli del mondo […]. Ho sempre cercato, senza mai riuscirci, di farne delle versioni nuove, delle versioni deformate […]. L’ha già detto Oscar Wilde: si uccide ció che si ama […]. Se le deformazioni, che per me dovrebbero dare all’immagine una maggiore intensità, siano un vero e proprio danno, è da discutere. Io non lo credo». Tra disperazione e follia, il Papa diventa cosí simbolo privilegiato per rappresentare la [oblo_image id=”4″]condizione dell’uomo contemporaneo, a sua volta riecheggiato negli autoritratti e nei ritratti degli amici, di matrice cubista (come i cubisti anche Bacon, nei ritratti, cercava di riprodurre su tela la quarta dimensione, ovvero il tempo, e quindi il movimento causato dal trascorrere del tempo stesso: le linee bianche in questi dipinti rappresentano proprio il movimento).

L’allestimento minimalista della mostra conferisce piú risalto alle opere e al messaggio in loro contenuto, in modo tale da coinvolgere maggiormente il visitatore in questo viaggio nell’arte (e nella mente) dell’ultimo grande Maestro del Novecento.

Francis Bacon

Palazzo Reale – Milano

4 marzo – 29 giugno 2008

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