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All’europarlamento il braccio di ferro della vodka

I bicchierini si riempiono e si svuotano velocemente ma non siamo in un bar, qui siamo a Bruxelles, più precisamente al parlamento europeo. Le tipiche salsicce polacche e il pane scuro accompagnano la discesa delle numerose sorsate. A promuovere questa iniziativa è il gruppo parlamentare polacco, che richiede fortemente la legislazione di nuove normative atte a proteggere uno dei loro prodotti più tipici: la vodka distillata dalle patate o dal frumento. Accorrono a sostegno dei polacchi le delegazioni dei paesi baltici- Estonia, Lituania e Lettonia- e di quelli nordici- Finlandia, Danimarca e Svezia- assieme a due paesi outsider come l’Ungheria e la Slovenia affinché l’UE definisca legalmente lo spirito della vodka.

[oblo_image id=”1″]Produciamo il 70 % della vodka europea e ne consumiamo altrettanta, quindi sappiamo di cosa stiamo parlando sentenzia il finlandese Alexander Stubb non voglio che sia ottenuta in altro modo, con quella roba potete lavarci le vostre finestre o potete semplicemente chiamarla come vi pare ma non Vodka. Di opposto parere sono invece Gran Bretagna, Francia, Spagna e Italia, che pur non avendo una tradizione secolare sono molte attive in un mercato in fase di espansione, se il mercato degli alcolici rimane stabile lo deve anche al forte trend portato dall’incremento di vendite della vodka.

L’europarlamento dovrà quindi pronunciarsi sugli ingredienti che rendono una vodka “regolare”, scontrandosi contro l’alleanza polacca-finlandese, che si ritengono i veri custodi di questo liquore, pronta a presentare ricorso al WTO se necessario.
Lasse Lehtinen, altro esponente finnico, vede manovre politiche dietro tutto ciò: Questa è la battaglia della cintura della vodka contro la cintura del vino e a decidere sarà la cintura della birra.

Sicuramente non è uno degli argomenti più urgenti sull’agenda dell’unione, ma è uno di quelli che divide maggiormente lo “spirito” europeo.

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