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Lussuria di Ang Lee: una passione senza controllo

[oblo_image id=”1″]Quando un regista decide di mettersi alla prova con qualsiasti genere cinematografico dirigendo pellicole che spaziano dalla fantascienza al drammatico si rischia di non scorgere più la sua anima tra lo scorrere dei fotogrammi, le inquadrature e i primi piani. Tutto ciò può accadere, ma se il regista è Ang Lee il rischio non lo si corre nemmeno lontanamente. Dopo capolavori come Mangiare, bere, uomo, donna e Ragione e sentimento, passando per un più discutibile Hulk e giungendo fino a Brokeback Mountain (Oscar alla regia 2006) Ang Lee ha dimostrato di aver tessuto uno spesso filo rosso che lega tutte le sue storie, tutti i suoi personaggi: scarnifica ogni protagonista fino a lasciarlo nudo, solo con gli istinti e le emozioni primordiali, facendolo vivere nelle condizioni più estreme e abbandonato alla ricerca straziante di lenire emozioni troppo forti. Proprio questo sembra essere il risultato degli ultimi lavori del regista cinese, che da Brokeback Mountain all’ultimo Leone d’oro Lussuria, racconta di emozioni troppo grandi per esere sopportate, passioni troppo profonde per essere vissute fino in fondo.

Le stesse pasisoni che vivrà Wong Chia Chi, giovane studentessa universitaria in una Hong Kong deturpata dalla seconda guerra mondiale che teneramente infatuata di un giovane militante della resitenza si fa coinvolgere, più per amore che per sentimenti patriottici, nel piano per l’uccisione di potente collaborazionista. Dovrà fingere di essere la ricca moglie di un affarista cinese per avvicinare, sedurre e guadagnare la fiducia del guardingo signor Yee, per portarlo alla morte in un momento di distrazione.

[oblo_image id=”2″]Wong si cala perfettamente nella parte, gioca con la moglie di Yee, avvicina giorno dopo giorno il marito, cerca di conoscerlo sempre più a fondo, per capire chi ha di fronte, per conquistarlo. Ma in questo affannoso tentativo di non farsi scoprire, di non sbagliare e di non contraddirsi diventa l’amante del signor Yee, l’oggetto della sua rabbia, dei suoi sfoghi e delle sue voglie. In breve tempo è trascinata dalla lussuria, che non è sesso e nemmeno amore, ma un travolgente e irrefrenabile desiderio al limite tra il dolore e il piacere, tra la sofferenza e la gioia, e proprio quando sta per conoscere a pieno la sua vittima, capisce di non conoscere più se stessa.

La lussuria che Ang Lee ci regala con i primissimi piani, gli sguardi impudenti ma mai svergognati, i nudi erotici ma mai volgari è così profonda e lacerante che divora dentro, si ciba del cuore dei protagonisti svuotandoli di ogni altra loro passione, consumandoli fino alla fine.

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