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Zizola: la forza delle immagini di un grande fotoreporter

Cos’è il fotogiornalismo? Per Francesco Zizola, grande fotoreport italiano,è innanzitutto etica, è un linguaggio che racconta gli uomini e il mondo in cui vivono, ma può essere legittimo solo se il fotografo ne rispetta l’esistenza e la dignità.

Francesco Zizola dal 1986 pubblica la sue foto sui maggiori giornali nazionali e internazionali. Ha ricevuto quattro Pictures of the Year Award e otto premi World Press Photo, tra cui il riconoscimento Foto dell’anno nel 1996 per un’immagine che documentava la tragedia delle mine in Angola.

Le “Lezioni di giornalismo” all’Auditorium di Roma, giunte al quinto appuntamento, mercoledì 16 aprile, saranno incentrate su questo tema: possono le foto raccontare la realtà o ne sono inevitabilmente una manipolazione? Gli occhi come testimoni o come sguardo fugace? L’ospite è illustre e valido, cosa che non sempre si equivale, nel caso si Zizola sì, perché c’è chi usa le parole per raccontare il mondo, e c’è chi sa far parlare alle immagini una lingua universale.

[oblo_image id=”1″]Zizola è un fotoreport che fa pervenire le sue denunce attraverso il suo sguardo dal forte valore politico e sociale. Perché a volte le immagini arrivano più forti, più dirette, e sono spesso più invasive di qualsiasi parola. Una fotografia ti “rimane dentro”, ti si stampa negli occhi, nella mente e nel cuore quando ha davvero qualcosa da dire. Francesco Zizola attraverso il suo lavoro ha detto tantissimo, perché di cose da dire, sui temi a lui cari, ce ne sono tante. Ha scelto di raccontarci l’infanzia, la fame, le guerre, l’aids, ma anche la ricchezza e l’alienazione moderna, con fotografie che trasmettono sì la sofferenza, ma hanno anche la capacità di rimandare una immagine sempre dignitosa dei protagonisti delle sue storie. Le sue foto indagano così bene i volti e i corpi, che raccontano chiaramente la vita di quelle persone; sono come delle lenti di ingrandimento che ci permettono di capire come è fatto il pezzo di mondo in cui vivono, e quali sono le loro condizioni di vita.

Una fotografia può essere letta in molti modi, ed anche le fotografie dei più grandi reporter corrono il rischio dell’incomprensione e dell’ambiguità. Ma non è il suo caso. Zizola non sfrutta l’impatto emotivo e scioccante dell’immagine per cercare la spettacolarizzazione. Le sue immagini sono soltanto il suo modo etico-politico di porgerci la visione del mondo che gli interessa.

Zizola,in un mondo di comunicazione globale, come il nostro, ci comunica che non vediamo tutto, come ci vogliono far credere. Le zone di ombra, mediatiche, sono enormi. L’invisibilità, frutto dell’indifferenza, tocca molti luoghi e troppe persone. Troppe immagini ci circondano, e spesso hanno il solo effetto di offuscarci tutto, di non farci vedere nulla in realtà. Producono volutamente l’effetto inverso, lasciando la nostra buona coscienza in una pace apparente. Il lavoro di Zizola come reporter ha la capacità, quantomeno, di insinuarsi, di provocare e stuzzicare il nostro, troppo spesso sazio, buonismo.

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