HomeSenza categoriaVincere in campo per poi perdere nella vita

Vincere in campo per poi perdere nella vita

[oblo_image id=”1″] E’ un affresco suggestivo, malinconico a volte rabbioso. Raccontare la storia di campioni sconfitti dalla vita significa riaprire vecchie ferite, interrogarsi sui motivi che hanno indotto fuoriclasse straordinari ad arrendersi ad un avversario subdolo. Impossibile da dribblare con una finta, così tenace da non farsi staccare neanche da uno scatto furioso in salita, talmente ostico da prevedere ogni mossa. L’ultimo avversario – scritto dai giornalisti gemelli Giorgio e Paolo Viberti – è un libro dallo straordinario impatto evocativo. Ognuna delle 50 biografie che lo compongono viene divorata dal lettore nellla vana speranza che il finale non sia quello noto. Come se inconsciamente non accettassimo il triste epilogo degli assi dello sport: granitici in gara, fragili nella vita. Anzi, forse proprio le loro debolezze li hanno fatti amare dal grande pubblico. Nessuno si riconosce nel numero uno sempre sicuro e sorridente. Più facile immedesimarsi in chi anche nel successo nasconde una smorfia, una paura, un tormento interiore.

Come Garrincha, adorato più di Pelè. Non era inarrivabile come O’Rey, aveva gli stesse problemi della gente e per questo la sua desolante fine rimane una cicatrice per il popolo verdeoro. Doloroso anche ripercorrere l’ultima disperata fuga di Marco Pantani. Uno capace di trascinare la folla del ciclismo come non sarebbe più avvenuto dopo il suo addio ma che si è ritrovato a chiudere con un laconico: “Nessuno mi ha capito. Nemmeno la bici“. E cosa dire di quelli che oltre su muscoli speciali, potevano contare su un cervello geniale. Come Bobby Fischer, la leggenda degli scacchi. Arrivato a rivoluzionare un gioco millenario con uno stile inconfondibile, diventato campione del mondo giovanissimo e apparentemente destinato ad un regno lunghissimo. Ma che ha preferito isolarsi da tutto e da tutti, ripudiare gli Stati Uniti e morire nell’ovattata Islanda dopo aver fatto perdere le tracce di sè. Capitolo a parte meritano quei campioni che non accettavano il declino. Incapaci di cedere lo scettro, di dire basta prima che qualcun altro lo chiedesse. E tra loro anche Fausto Coppi che chiuse la carriera facendosi sfilare regolarmente dal gruppo dopo averlo messo in fila per un decennio. Storie maledette ed irresistibili raccontate con la consueta precisione da due tra le firme più prestigiose del giornalismo sportivo.

TITOLO: L’ultimo avversario
AUTORI: Paolo Viberti, Giorgio Viberti
EDITORE: Sei (Società Editrice Internazionale) 

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