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Usa-Cuba 60 anni dopo: quando lo sport avvicina

[oblo_image id=”1″] Dal punto di vista tecnico è un match povero di significati. Ma basta leggere il nome delle due squadre per capire che si tratta di uno di quei momenti destinati a fare storia. Stati Uniti e Cuba si ritrovano su un campo da calcio a 60 anni di distanza dall’ultimo precedente in un incontro valido per le qualificazioni ai mondiali 2010 in Sudafrica. La speranza è che il pallone serva per favorire la distensione del clima. Missione difficile ma non impossibile. In fondo, più di una volta in passato lo sport ha superato la tensione tra Paesi ai ferri corti. Come dimenticare la mitica sfida di ping pong del 1971 che segnò l’inizio del disgelo nei rapporti tra gli Usa e la Cina. Molti anni più tardi quell’episodio ha ispirato una scena del film Forrest Gump.

Anche la storia recente delle Olimpiadi mostra come lo sport possa ancora aspirare al suo ruolo originario di straordinario veicolo di valori di solidarietà e pace. Anzi, spesso sono i campioni a dare lezioni di etica al mondo politico. E non c’è bisogno di riavvolgere troppo il nastro. Se i Giochi di Pechino vantano il triste primato di essere stati i primi ad essere inaugurati in concomitanza con l’avvio delle ostilità di un conflitto – la crisi in Ossezia – proprio gli atleti hanno regalato momenti toccanti. Così mentre il presidente Putin si preoccupava per gli arbitraggi, la russa Natalie Paderina e la georgiana Nino Salukvadze si abbracciavano sul podio lanciando un messaggio forte ed inequivocabile. In condizioni drammatiche e con un clima irreale, si giocò ad Atene 2004 la finale per il bronzo nel torneo di calcio tra Italia e Iraq. Poche ore prima era giunta la tragica notiza dell’uccisione del giornalista Enzo Baldoni da parte di un gruppo di terroristi. Ovviamente gli azzurri non diedero luogo a festeggiamenti per la vittoria ma solidarizzarono con gli avversari per mostrare come la strada da seguire fosse improntata al dialogo e al rispetto.

A distanza di quattro anni i problemi persistono e la decisione di ammettere l’Iraq  alle Olimpiadi è arrivata soltanto una settimana prima dell’inizio dei Giochi. Perchè lo sport può fare molto, ma non tutto. E la colpa non è quasi mai degli atleti…

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