Tennis da leggenda: Nadal detronizza Federer

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[oblo_image id=”1″] Nella cineteca di un appassionato del grande sport, ci sono alcune sfide che non possono mancare. Come il combattimento valido per il titolo mondiale tra Mohammed Ali e George Foreman del 1974, l’indimenticabile Italia-Germania 4-3 di Messico ’70 o la gara di salto in lungo a Tokyo ’91 scandita dai record in successione di Carl Lewis e Mike Powell. In questa antologia, si dovrà trovare spazio per la leggendaria finale di Wimbledon 2008. Un torneo vissuto nell’attesa di un epilogo scontato: niente poteva scongiurare l’ennesimo atto del duello NadalFederer. Doveva essere una grande partita di tennis, è stata molto di più. Una lotta talmente emozionante da non poter essere riletta limitandosi a statistiche o punteggi.

Molto più gustoso è ripercorrere alcuni fotogrammi. Lo sguardo impavido dello spagnolo dopo aver conquistato i primi due set o la faccia sollevata del numero uno al mondo alzando gli occhi al cielo nella speranza che la pioggia lo salvasse da una sconfitta sicura. E cosa dire del tie-break del quarto set con l’epopea del matchpoint di Nadal? Federer costretto a giocare il passante di rovescio, il suo colpo peggiore. E’ due metri fuori dal campo, non è in equilibrio con i piedi, sportivamente è morto con l’avversario a rete praticamente pronto a stringergli la mano. Ed invece re Roger inventa un colpo che sa di rinascita se non proprio di miracolo. Annulla un altro matchpoint prima di aggrapparsi al quinto set. Se in quel momento guardi Nadal, pensi che non possa reggere un trauma del genere. Come fai a trovare la concentrazione per giocare un incontro che secondo logica avresti già vinto? Per di più ritrovandoti al quinto set con Federer nella stessa situazione di dodici mesi prima quando non eri riuscito a trattenere  le lacrime vedendo alzare la coppa al rivale. Se Nadal fosse un giocatore normale sarebbe crollato. Ed invece il mallorchino ha spinto ancora più forte con il suo velenoso taglio mancino e quell’inimitabile capacità di recuperare su ogni palla. Se Federer fosse un giocatore normale avrebbe perso in poche battute. Ed invece quando la situazione si faceva critica, andava a pescare nel suo infinito repertorio un servizio vincente, un dritto in accelerazione, una volée in allungo.

 Se per stabilre il vincitore di Wimbledon ci fosse una giuria, probabilmente il verdetto sarebbe stato un primo posto ex aequo. Ma nello sport, si sa, vince uno solo. E stavolta il re dei campi londinesi è Rafa Nadal. Federer detronizzato, scosso, sofferente. Ma sempre con la stessa classe. Anche nel momento del commiato quando ha battezzato il successo del rivale dando appuntamento per l’anno prossimo. Noi aspetteremo con una videocassetta presa per l’occasione: per due campioni così un posto in cineteca lo si trova sempre.