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Smashing Pumpkins: per una notte l’impossibile è possibile

[oblo_image id=”1″]Avete visto? Siamo ancora qui, siamo tornati. Ci credevate? Così Billy Corgan si rivolge ad un Datchforum gremito di giovani (non giovanissimi), che a distanza di quasi quindici anni ancora si ricordano per filo e per segno le parole della sua Bullet with Butterfly Wings. Pronti a cantarla, pronti a dichiararsi arrabbiati ma non sconfitti. Solo, sempre e comunque arrabbiati.

Ci si poteva aspettare in effetti un concerto di devastante potenza, ci siamo ritrovati ad un’esibizione impeccabile, calibrata nei minimi particolari. D’altronde, se il frontman del gruppo si presenta con una gonna a placche di raso grigio e la bassista Ginger si piega su tacchi vertiginosi, il tono della serata ha accenti di qualità che solo gli intenditori possono apprezzare. Ed infatti dimostra di gradire, quella generazione rock ma non metal, melodica ma non pop, gotica ma non dark, che si è riunita a dispetto dell’età incalzante a celebrare un mito della propria adolescenza incompresa. E se il terzo pezzo in scaletta è Tonight, tonight, le promesse vengono mantenute fino all’ultimo: il pubblico ha continuato a credere nella band e questa non si risparmia.

[oblo_image id=”2″]Niente pogo assassino ed un incantato silenzio, davanti a quei tre quattro innumerevoli pezzi suonati in infilata, barriere di chitarre sviolinanti e luci che scivolano sulla platea disegnando una calma marea di emozioni. L’energia c’è, si libera in urla ed applausi di approvazione entusiasta per la voce di Corgan come l’abbiamo sempre conosciuta, aspra ma controllata, isterica o suadente (lui, se è invecchiato è solo in meglio). La batteria di Chamberlain è il cuore del tempo nel Forum, guida l’ebbrezza collettiva a toccate galoppanti, rullate precise e passaggi epici. (Nonostante, diciamolo, il sabotaggio ad opera del tecnico al mixer, che non si è rivelato adeguato alla finezza acustica del gruppo, generando una sgradevole cacofonia in puro stile metal). Nessuna pausa, due ore e mezza di musica coraggiosa, sentita e pensata, rabbia e malinconia.

[oblo_image id=”3″]Siamo abbastanza adulti da ammettere lacrime di commozione nelle ballate intimiste, quando voce e chitarra ti promettono che la prossima volta sarà Perfect e tu conti ormai alle spalle diversi anni non ineccepibili. Ma siamo ancora giovani a sufficienza da urlare alla rivoluzione (anche se non viviamo negli United States). Prima o poi la gabbia cederà, a furia di urlarci contro la nostra rabbia.

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