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Racchetta a due manici: rivoluzione nel tennis?

Potremmo chiamarli i rivoluzionari dello sport. Ogni tanto arrivano e quando tutto sembra già stato scritto e sperimentato, se ne escono con una novità che scombussola le credenze preesistenti. A volte le loro strane invenzioni si eclissano come fuochi di paglia, altre volte cambiano i canoni di uno sport.

[oblo_image id=”1″] L’ultimo ad appartenere a questa categoria è Brian Battistone, 28 anni, tennista di medio livello venuto alla ribalta delle cronache più per il suo stile unico che per il valore dei risultati ottenuti in campo. Battistone adopera una racchetta con due manici chiamata “The Natural” che consente di cambiare facilmente impugnatura all’interno dello stesso scambio. I tecnici che l’hanno progettata garantiscono che questo attrezzo sia meno traumatico per le articolazioni rispetto alle tradizionali racchette garantendo immediati benefici per spalle, gomiti e braccia. Come se non bastasse, lo stravagante Battistone ha escogitato anche la battuta in salto, presa in prestito dagli assi della pallavolo. I video che impazzano su internet mostrano la capacità di coordinazione dell’americano che non può però sfruttare la rincorsa, vietata espressamente dal regolamento.

[oblo_image id=”2″] Ma altre discipline hanno già avuto a che fare con geniali precursori. Le Olimpiadi di Città del Messico del 1968 sono passate alla storia anche per Dick Fosbury. L’atleta americano sbaragliò la concorrenza nel salto in alto grazie all’innovativa tecnica con cui superava l’asticella: rovesciava il corpo e cadeva di schiena. All’inizio la sua esibizione fu accompagnata da qualche sorriso di scherno da parte dei puristi della specialità. Alla fine Fosbury vinse la medaglia d’oro, mentre la Fosbury flop divenne la tecnica standard del salto in alto: lo scavalcamento ventrale venne rapidamente accantonato.

[oblo_image id=”3″] Ci sono poi gli autodidatti: coloro che lavorano pazientemente da soli per mettere a puntino novità clamorose. Francesco Moser sapeva che il suo record dell’ora stabilito a Città del Messico nel 1984 non poteva durare in eterno. Certo, però non si poteva attendere che a togliergli il primato fosse uno sconosciuto scozzese che si era costruito da solo la bici utilizzando persino pezzi della propria lavatrice. Graeme Obree come una meteora attraversò il mondo del ciclismo nel 1993 prima di tornare nell’anonimato ma la sua performance rimane negli annali.

Insomma, prima di sorridere del tennista dalle due racchette conviene pensarci bene. Chissà che un giorno anche campioni come Roger Federer o Rafael Nadal si debbano adattare alla novità tecnologica di Brian Battistone.

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