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Quando l’esultanza dopo un gol fa discutere…

[oblo_image id=”1″] Cambia il calcio e cambia anche il modo di gioire dopo un gol. Chi ha qualche capello bianco, si ricorda come una volta dopo una rete ci si limitava ad alzare un braccio o accennare una corsetta. Da qualche anno è iniziato un vero e proprio concorso per trovare l’esultanza più pittoresca. Spesso ci si limita ad atti di goliardia come danze stravaganti, improvvisati balletti o scenette comiche (vedi il trenino proposto qualche anno fa dai giocatori del Bari).

C’è poi chi si diverte a rimanere sempre anticonformista come Antonio Cassano che non si preoccupa dell’inevitabile cartellino giallo pur di non rinunciare al tradizione calcio alla bandierina del corner. Altra tipologia è quella dei saluti: dalla mamma, alla fidanzata, da un amico ad un figlio appena nato, i calciatori sfruttano i dieci secondi di visibilità dopo un gol per lanciare un messaggio privato mostrando sempre maggiore confidenza con la telecamera.

Ma Tim Cahill, valoroso centrocampista dell’Everton e della nazionale australiana, ha probabilmente superato il limite. Dopo il gol del 2-1 realizzato nella partita di campionato con il Portsmouth ha incrociato i polsi mimando delle manette. Nelle interviste del dopo gara, ha spiegato che voleva salutare il fratello Sean detenuto in carcere e sono subito dilagate le polemiche. Il pomo della discordia  è il mancato rispetto per la vittima dei reati di Sean Cahill, condannato per un aggressione che ha causato addirittura la perdita di un occhio per Christopher Stapley.

L’interrogativo è se il messaggio di Cahill sia diseducativo e pericoloso per i sostenitori più accesi della squadra di Liverpool. La stessa società attraverso il suo portavoce della societa, Ian Ross, ha specificato come l’esultanza rispecchiasse una volontà privata del giocatore. Vale forse uno degli insegnamenti più semplici: la libertà è sacra ma finisce dove inizia quella degli altri. E allora capiamo perchè la famiglia Stapley si sia risentita per l’esultanza di Tim Cahill, una leggerezza che ha riaperto ferite ancora non rimarginate.

Di sicuro, sarebbe tutto più semplice se i giocatori riavvolgessero il nastro e tornassero ad esultare come qualche anno fa: il gol è un momento di gioia che andrebbe gustato senza voler lanciare messaggi che nulla hanno a che vedere con il calcio.  

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