Pubblicità
HomeCulturaArteNostoi. Capolavori ritrovati in mostra al Quirinale

Nostoi. Capolavori ritrovati in mostra al Quirinale

Fino a domenica 2 marzo 2008 sarà aperta al pubblico, nella Sala delle Bandiere e nelle Sale della Galleria di Papa Alessandro VII del Palazzo del Quirinale, la mostra “Nostoi. Capolavori ritrovati”. I visitatori potranno accedere alla mostra gratuitamente e senza bisogno di prenotazione. Per la prima volta in Italia 67 capolavori d’archeologia rientrati nel nostro Paese a seguito degli accordi raggiunti dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con importanti musei americani e con collezionisti d’arte internazionali.

Questa mostra testimonia la tenace volontà dell’Italia di recuperare sul piano internazionale l’unicità del nostro patrimonio culturale, per riportare il commercio dell’arte e dell’archeologia sotto i numi tutelari dei principi etici. Alcuni dei reperti in mostra al Quirinale sono degli hapax, reperti privi di simili, o equivalenti, in qualsiasi collezione, pubblica o privata, del mondo intero.

Tra le opere restituite la Vibia Sabina, una statua in marmo paro del II sec. d.C., alta 204 cm., effige dell’imponente moglie dell’imperatore Adriano; lo splendido Cratere a calice, il più grande firmato dal pittore pestano Assteas, del 350-340 a.C. raffigurante il mito di Europa e il toro; il Trapezophoros in marmo asiatico dipinto, di 95 cm. di altezza e 148 cm. di lunghezza che mostra due grifi che sbranano una cerva: gruppo marmoreo spettacolare, un unicum di elevatissima qualità; l’Antefissa con Sileno e Menade danzanti in terracotta, del 500-475 a.C, che rappresenta un gruppo di una Menade e un Sileno in passo di danza; un Kantharos configurato a maschera dionisiaca, dell’Italia centro-meridionale, del 480 a.C. ca., attribuito al Pittore della Fonderia come ceramografo, e forse ad Euphronios come vasaio.

Tra gli anni 1970 e i primi anni 2000 molti bacini archeologici del nostro Paese sono stati depredati di incommensurabili ricchezze: seguendo percorsi clandestini e traffici illeciti i reperti ritrovati da scavatori clandestini venivano venduti a “mercenari di mestiere” e tramite questi ceduti a importanti musei europei, americani e giapponesi e anche a ricchi collezionisti privati. Lo scavo clandestino cancella tutta la Storia che gli oggetti recano con sé, e di cui sono impregnati. Il ritorno di questi capolavori si configura come un percorso di ricontestualizzazione: la mostra vuole celebrare il ricollocamento di tali preziosi oggetti nell’ambiente di cui rappresentano un preciso momento culturale, le radici, un’epoca.

Fondamentale il nuovo condiviso atteggiamento internazionale che vede l’Italia e gli Stati esteri uniti nella responsabilità di garantire e tutelare pubblico accesso al patrimonio artistico dell’umanità. Con questo metodo si sono conclusi con successo i negoziati con il J. Paul Getty Museum di Los Angeles, il Metropolitan Museum of Art di New York, il Museum of Fine Arts di Boston e il Princeton University Art Musem. Per ulteriori informazioni: www.quirinale.it

RELATED ARTICLES
- Advertisment -

Most Popular

Recent Comments