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Non è un paese per vecchi: la follia è volatile!

[oblo_image id=”1″]Se i quattro premi Oscar e il successo di critica e pubbliconon l’avessero già sottolineato i fratelliCoen con No country for old men (Non èun paese per vecchi) firmano un altro pregevole lavoro, ispirato alromanzo omonimo di Cormac McCarthy.
Lo scenario è quello delle vaste distese texane, ai confinicol Messico, che rievocano quelle del Far West, sia per le caratteristiche delpaesaggio sia per la violenza gratuita che vi si consuma. La desolazione einsieme il fascino di quelle distese polverose sembrano offrire la suggestionenecessaria per una vicenda non comune, che lascia, prima che l’orrore, unosconcertante senso di incredulità. È infatti così che prende avvio il film, conuna voce narrante che manifesta il profondo stupore nei confronti di alcuniinafferrabili eventi.

Si percepisce subito l’isolamento dell’uomo, che crescesempre di più durante il film. Le ambientazioni nelle ore estreme del giornosembrano offrire un riparo, con le sue ombre lunghe, a quei gesti cruenti espietati che si consumano inesorabilmente. Non è un paese per vecchi perchéchiunque, e soprattutto loro, rimarrebbe smarrito assistendo alla degradazionedell’uomo, alla sua individualità frastornata alla violenza che non hafondamento. Ritorna spesso la somiglianza dell’umano con l’animale, eppurel’istinto predatore tipico di quest’ultimo non riuscirebbe a spiegare l’entitàdi quei gesti spietati e incontrollati. L’azione omicida sembra qui perderequalsiasi logica, lontano sia dai naturalborn killers di Stone sia dai pulpkillers di Tarantino. Qui il furioso assassino manca del tutto di sensodell’umorismo.

[oblo_image id=”2″]Ad interpretarlo è JavierBardem, che vince l’oscar come attore non protagonista, anche se sullascena è protagonista e come. La sua magnifica performance dipinge i lineamentidi un disagio impalpabile. Il suo viso, in cui pare pietrificata una violenza disinibita,e le sue parole, algide interferenze nella comunicazione altrui, rappresentanola sedimentazione della pura follia. Una follia che ormai ha talmente superatola soglia da diventare “volatile”. Altro che “cane sciolto”, come vienedefinito nel film, la sua giusta rappresentazione sta in quella sua arma, privaormai di qualsiasi consistenza. Infatti non c’è più pistola o lama a infliggeremorte ma aria compressa, leggera, invisibile ma letale.

Quell’aria che invisibile e immateriale rimanda alla perditadel contatto tra l’uomo e la concretezza del suo mondo e del suo ambiente. Lasua presenza lascia segni che sono negati alla percezione visiva, è vero, maben rintracciabili da quella uditiva. Il getto sibilante delcompressore/pistola provoca un’impressione di violenza efficacissima, unitoall’immagine.

L’effetto acusmatico (ovvero ciò che udibile ma nonvisibile) prende così il sopravvento nella diegesi, ma ancor più diventandoesso stesso elemento simbolico. La capacità di sentire, nel lungo inseguimento,è l’unica risorsa per proseguire la fuga, è l’unica risorsa per sopravvivere.Questo avviene soprattutto nella scena del recupero della valigia, nascosta neicondotti dell’aria. Tutta la narrazione e la suspence è giocata sui rumori chetracciano i movimenti nelle due camere del motel e soprattutto il rimbombo neivani metallici.

Anche per questo il paese “non è per vecchi”, perché non daspazio alle sordità senili. Tuttavia si verifica un capovolgimento di talenegazione, nella scena in cui lo sceriffo si reca dal padre, che nonostante ladifficoltà uditiva è riuscito a riconoscere il rombo della sua auto, grazie alcomportamento dei gatti. È un riferimento a quella capacità di “sentire” chevalica la mera sensorialità e si nutre di quell’intuito, che la violenzagratuita ha offuscato e vanificato.

Interessante, infine, è il paragone del killer con la moneta,della sua stessa volontà di percepirsi come imprevedibile flusso della sorte. Eppurenel finale, di fronte alla sua ultima vittima designata, quel meccanismocasuale si interrompe e riaffiora in lui la consapevolezza di poter compiereatti deliberati. La follia vacilla sotto il peso di un’inattesa responsabilitàe l’atteso sparo (acusmatico) viene sostituito da un sospeso silenzio.

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