Montepaschi, il sogno si ferma sul più bello

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[oblo_image id=”1″] Oscar Wilde diceva che l’uomo può credere all’impossibile, ma non all’improbabile. L’aforisma si adatta bene al Montepaschi Siena che ha smarrito la convinzione in sè proprio quando il sogno della finale di Eurolega si stava avvicinando. Sembrerà paradossale, ma a risultare fatale è stato probabilmente l’intervallo. La pausa ha inceppato i meccanismi di una squadra fino a quel momento pressochè perfetta procurando quella curiosa ma diffusa sindrome denominata “paura di vincere”. Dopo aver limitato l’attacco del Maccabi – secondo le statistiche il migliore del panorama continentale – alla miseria di 8 punti nel primo quarto ed aver dominato per intensità difensiva, la squadra di Pianigiani è arrivata all’intervallo con il rassicurante parziale di 45-33. Ma dopo la sosta, la partita ha cambiato improvvisamente volto. Siena si scioglieva lentamente fallendo anche tiri comodi, mentre il Maccabi guidato da una vecchia volpe come Zvika Sherf sfruttava la panchina lunga per centrare l’aggancio. Le due squadre giungevano appaiate all’ultimo quarto, ma l’inerzia mentale era tutta dalla parte degli israeliani che allungavano con un paio di clamorose triple. Al suono della sirena, il tabellone condannava la compagine italiana con un 92-85 carico di rimpianti.

Che una squadra possa accusare la pressione in un momento così delicato è comprensibile. Sorprende e dispiace che a cedere sia stata la portacolori più degna del nostro campionato, un modello di organizzazione e competenza. Ma la bocciatura dell’Eurolega non è definitiva. Il “braccino” ha colpito altre grandi squadre del passato: ci sono pochi dubbi che Siena riuscirà ad alzarsi più forte di prima. L’occasione per diventare la regina continentale si ripresenterà presto e lo scotto dell’essere una debuttante in final four è stato già ampiamente pagato. Nel frattempo, è tutto pronto per i playoff di A1. Le avversarie sono avvisate: il Montepaschi non ha alcuna intenzione di abdicare dal trono tricolore. E non sarà certo un intervallo indigesto ad interrompere la favola di una città che ha scoperto di non poter più vivere senza il grande basket. A Madrid 2.500 tifosi biancoverdi hanno seguito la squadra. Anche loro pregustano il momento del riscatto.