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Libri verità? Tante bugie per qualche copia in più

Volete pubblicare un successo editoriale dalle proporzioni mondiali? Allora cari lettori, non resta che inventarvi un esistenza problematica e tormenta ai limiti del vostro immaginabile concepibile. Sembra essere davvero questo l’ultimo trend letterario del tacito patto tra scrittore, editore e lettore: case editrici che pubblicano autori con biografie provenienti da trame “ai confini della realtà” e lettori avidi di storie improbabili ma inteneriti da chi ne deve aver passate davvero tante e perciò forse ha qualcosa da raccontare al timido impiegato signor Rossi qualunque preso dai suoi problemi esistenziale da film di Fracchia.

Questa settimana,a scoperchiare l’ultima pentola del diavolo editoriale è stato l’autorevole New York Times. L’utlima bufala senza mozzarella è “Love and Consequences”, memorie di una donna per metà nativa americana e per metà bianca cresciuta nelle periferie disagiate (a dir poco) di Los Angeles dove come regalo per i 14 anni si riceve una pistola. Il libro in realtà è una bugia preconfezionata e totalmente inventata, altro che biografia esistenziale: Margaret Jones in realtà è una signora per bene e qualunque (rispondente all’anagrafe al nome di Margaret Seltzer, 33 anni) e cresciuta in un ambiente “cosiddetto” normale, privo di tutte quelle storie di sparatorie e spacciatori che costellano la sua affascinante storia “vera”.

A gioco scoperto, l’editore, Riverhead Books, divisione del noto gruppo editoriale Penguin Group, ha immediatamente tolto il libro dagli scaffali ritirandolo definitivamente dal commercio, offrendo addiritttura il rimborso del prezzo di copertina al lettore che lo richieda dopo aver scoperto la bufala.

Recentemente qualcosa di simile era già successo in Europa con lo sbugiardamento pubblico di Monique de Wael, autrice di un libro autobiografico, fantastico quando irreale Nata coi lupi.

Ma queste truffe al lettore sono solo le più recenti di questa realtà che sembra essere ben radicata nell’editoria. In passato truffaldine furono le edizioni dei finti Diari di Hitler pubblicati su Stern in Germania nel 1983. Imbroglio bello e buono tant’è che l’autore fraudolento, Konrad Kujau, fu condannato a 42 mesi di prigione. E vi ricordate la truffa cool chiamata J.T. Leroy? Lo scrittore a suo dire sieropositivo che sarebbe partito da un mondo ricco solo di droga, prostituzione e altri orrori contemporanei per arrivare nell’Olimpo delle Star (celebrità giurarono anche di averlo conosciuto ma che in realtà incontrarono solamente un attore che impersonava una sceneggiata studiata a tavolino per promuovere dei best seller privi di anima).

Secondo Philippe Di Folco, autore nel 2006 di un libro sull’editoria, le truffe sono possibili perchè a volte, ai lettori, piace essere menati per il naso.

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