HomeSpettacoloCinemaLe accelerazioni e gli ingrandimenti della Bier

Le accelerazioni e gli ingrandimenti della Bier

[oblo_image id=”1″]Nel programma di febbraio della Cineteca di Bologna trova posto un omaggio alla regista scandinava, che ci conduce attraverso e oltre la sua esperienza di Dogma 95. La Bier aderì al movimento fondato da Lars Von Trier con il film Open Hearts, classificato come Dogma 28, ma non tarda a superare la restrittività delle sue regole.

In attesa di vedere in Italia il suo ultimo lavoro Oltre il fuoco, di produzione hollywoodiana, soffermiamoci su Efter brylluppet (Oltre il matrimonio), del 2006, presentato fuori concorso allo scorso festival del cinema di Roma. Le influenze dogmatiche si sentono ma sembrano anche infrangersi, soprattutto in merito a quella postilla conclusiva dell’“annullamento stilistico”. A parte la perplessità che qui si avanza in merito alla possibilità reale di tale direttiva (non esiste a nostro avviso una vera asetticità dello sguardo) la regista danese pare condurre la sua inclinazione creativa verso un livello di maturità, operando scelte forti e consapevoli.

Il film parte dall’India ma finisce per svilupparsi in Danimarca, portando con sé, nel clima lussuoso del filantropismo, l’eco di quella povertà lontana. È un rapporto che non si risolve né si concilia ma lascia aperta una ferita dolorosa che rimarca incessantemente la distanza sociale. Questo almeno nell’animo del protagonista, il quarantenne Jacob, che serba in sé rabbia e sensibilità, fino in fondo. Il mondo opulento con cui si confronta è invece quasi anestetizzato e lascia all’eccesso finanziario il compito di sedare quei lembi della coscienza che ancora sono desti e inquieti nei confronti della povertà.
Il racconto della Bier si muove per accelerazioni e ingrandimenti. Il primo effetto dato sostanzialmente da un montaggio pieno di troncamenti, ovvero di salti visivi, che produce una sensazione di anticipazione dei gesti e fa scivolare lo sguardo e l’attenzione dello spettatore nelle pieghe dell’evento stesso.

[oblo_image id=”2″]Un effetto che sfocia poi verso una lieve ironia nella scena in cui Jacob arriva nel residence. La fretta della hostess nel mostrare la camera con tutte le sue lussuose funzioni è esasperato da questo ritmo di montaggio che scatta in avanti, andando a stridere con la perplessità dell’ospite, visibilmente impacciato e imbarazzato.
Il secondo effetto, in qualche modo contrario al primo, si realizza invece grazie a primissimi piani e dettagli, che entrano nel racconto improvvisi e sospesi, sostituendosi spesso alla narrazione verbale. Emblematica, a tale riguardo, la scena della cerimonia nuziale, in cui lo scambio muto di sguardi tra Jacob e Helene veicola informazioni sulla loro relazione passata svelando poi, durante il banchetto, anche la paternità di Jacob.

Il sonoro, in particolare il parlato, contribuisce a legare queste due scansioni ritmiche, da un lato facendo scivolare su di sé i tagli visivi, che recuperano così una certa fluidità, e dall’altro accompagnando i dettagli corporei, la cui dimensione spazio-temporale subisce così un’espansione.

A tale proposito due esempi sono rilevanti. Il primo è quello dei primissimi piani sugli occhi, inquadrati mentre si ascolta una voce, dello stesso personaggio o anche del suo interlocutore. Questo sfasamento audiovisivo funziona come una convivenza forzata di due energie separate, e richiama divergenze psicologiche e di pensiero, soprattutto nella scena in cui Jacob presenta il suo progetto a Jorgen. Il primo è concentrato ed emotivamente coinvolto nella questione dell’indigenza indiana, l’altro sembra distratto e distaccato, concentrato solo sul problema della donazione economica.
Quando però il movimento audiovisivo si ri-sincronizza (il dettaglio della bocca di Anna, quando parla della sua adozione) l’effetto è invece quello di un rafforzamento emotivo-semantico (sta rivelando in maniera innocente qualcosa che, si intuisce, avrà immense conseguenze).
È quasi come immaginare, sinesteticamente, un “rumoroso ingrandimento”, uno di quei giochi percettivi che fanno del cinema (sonoro!) la magnifica arte intersensoriale quale è.

CINETECA DI BOLOGNA
Via Riva di Reno, 72 – 40122 BOLOGNA
www.cinetecadibologna.it

Lunedì 11 febbraio, ore 20
DOPO IL MATRIMONIO (2006)

Mercoledì 13 febbraio, ore 22.15
NON DESIDERARE LA DONNA D’ALTRI (2004)

Venerdì 15 febbraio, ore 20
PENSIONE OSKAR (1995)

Lunedì 25 febbraio, ore 22.15
OPEN HEARTS (2002)

Mercoledì 27, ore 22.15 e venerdì 29 febbraio, ore 18
THE ONE AND ONLY (1999)

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