Lavoro a maglia: rivoluzione in punta di ferri

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[oblo_image id=”1″]Ci sono particolari congiunture storico-sociali in cui la modernità genera nelle sue pieghe fratture temporali, organismi anomali con un corredo genetico in parte ereditato dal passato, ma proiettati verso il futuro, suscettibili di evolversi in modi imprevedibili e determinati a sfuggire alle trappole spietate del nostro tempo.

Uno di questi strani organismi cresce da qualche anno principalmente in habitat anglo-americano e, nei modi e nei temi, sembra fertilizzato dall’onda lunga del movimento di Seattle (lo ricordate ancora?). E’ un organismo ibrido composto di attività manuali e artigianali che vantano una tradizione secolare, di modalità di interazione tra singoli e gruppi plasmate da Internet e disseminate grazie ai blogs, di un attivismo politico creativo ed allegro che resiste alle feroci leggi di mercato con modalità altre rispetto a quelle tipiche, un po’ logorate dall’uso e spesso inadatte ai tempi.

[oblo_image id=”2″]Questa strana creatura è il craftivism: attivismo sociale e politico non formalizzato che elegge a strumento principe della costruzione di coscienza sui temi caldi dell’attualità (guerre, ecosistema in pericolo, diritti umani negati, consumismo estremo) e di intervento sul reale, i lavori manuali e artigianali (in inglese, crafts).

In questo contesto, è emblematico il caso del lavoro a maglia, pratica manuale, arte – ognuno può scegliere come definirlo – in cui tutte le componenti di questo movimento variegato e silenzioso trovano posto e si integrano, compenetrandosi.

A cominciare dal femminismo, poiché da oltre due secoli il lavoro a maglia è una attività principalmente – ma non esclusivamente – femminile, e dunque è stato in questi due secoli una occasione di incontro e confronto tra donne.

E attraverso le storie di nonne, bisnonne e antenate raccontate da un vecchio berretto ai ferri ritrovato in soffitta, è possibile recuperare storia e tradizione in modo aperto e creativo.

[oblo_image id=”3″]Il pacifismo e le istanze umanitarie sono la spina dorsale del knittivism, (knitting + activism), perchè il lavoro a maglia è intrinsecamente pacifico, a cominciare dalla modalità non cruenta di produzione della materia prima, la lana. Ci sono iniziative come quella di Peace Fleece, che produce lana di qualità tentando contemporaneamente di creare ponti tra paesi e popoli in conflitto, o le numerose organizzazioni che si occupano di promuovere la creazione di coperte e abiti fatti a mano da destinare a bambini bisognosi o a quanti vivono in zone di guerra.

La pratica del lavoro a maglia, fatta di incontri pubblici, raduni, lezioni anche per i più piccoli, si salda inoltre con i discorsi ambientalisti e anticonsumisti all’insegna dell’autoproduzione e della vita ad impatto zero, con la lotta contro il cancro e infine con una versione soft, creativa ed ironica dell’attivismo politico, che coinvolge donne ed uomini di tutte le età in una forma di protesta attiva che consiste nel fare, insieme, qualcosa di pacifico e concreto. Tra le idee più originali, la pratica dello knit-in, che sostituisce il più noioso sit-in, o l’azione del movimento Knitta che, seguendo il modus operandi dei writers, riveste gli arredi urbani di colorati lavori a maglia.

Il lavoro a maglia in questa declinazione inusuale è una attività in controtendenza rispetto ad una società iperveloce, spesso violenta, autistica, dominata dalla produzione in serie cui è contrapposta la lentezza, la pace, la creatività, la cura estetica di una attività che lascia spazio e tempo al pensiero, allo scambio e alla comunicazione tra persone che non sia solo vuota compulsività, e che suggerisce nuove forme di produzione e consumo, e che per realizzare tutto questo sfrutta ampiamente le possibilità date da Internet.

Controtendenza che sta diventando tendenza – non solo nel senso modaiolo del termine, è da sperare – anche in Italia con il moltiplicarsi di corsi di maglia e knit-café.

Non ci resta che aspettare e vedere quale forma particolare prenderà il fenomeno nel nostro paese. E nel frattempo, magari, armarsi di ferri, gomitoli e tante idee.

www.peacefleece.com
www.knittaplease.com
www.craftivism.com
www.knitty.com