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La potenza delle immagini di Renato Guttuso

[oblo_image id=”1″]Il 18 gennaio 1987, all’età di settantasette anni, muore a Roma il pittore Renato Guttuso, siciliano verace e sanguigno che, partito dalla cittadina di Bagheria, nel palermitano, finì per diventare uno dei pittori italiani più rappresentativi del Novecento europeo. Al momento della scomparsa parte della sua imponente opera è già conservata presso la settecentesca Villa Cattolica, sede del museo che la sua città natale gli ha intitolato. Sarà Fabio Caparezza Guttuso, suo figlio adottivo, in seguito alla fondazione degli Archivi Guttuso, ad integrare la collezione del Museo bagherese con numerose opere ereditate e una vastissima raccolta documentale; Villa Cattolica, così, raccoglie oggi la più ampia collezione di quadri, disegni e grafiche dell’artista, oltre ad ospitare nel giardino la grande Arca funebre dedicatagli dallo scultore Giacomo Manzù, dove egli riposa.

E’ quindi, a tutti gli effetti, una tappa obbligata non solo per coloro che vogliono studiare da vicino l’opera del maestro, ma anche per quanti vogliono semplicemente rendergli omaggio con un fiore, meglio se rosso, come le meste bandiere che riempiono la grande tela del funerale di Togliatti; rosso come la sua fede politica, certo, ma soprattutto come la passione e l’ardore che lo hanno contraddistinto, dagli anni giovanili a quelli più maturi.

[oblo_image id=”2″]Ed è nella cornice, appunto, di Villa Cattolica, questa sorta di fastoso e malinconico monumento alla sua arte, sulla soglia del ventennale della morte, che si apre la mostra “La potenza dell’immagine. 1967-1987”, che ne ricorda il talento e la straordinaria figura, attraverso quasi 200 pezzi tra oli, disegni, bozzetti ed opere di altri autori con cui l’artista stabilì un rapporto (da Magritte a Warhol, da Schifano a Picasso…). Terza ed ultima di una trilogia avviata nel 2003 con “Dal Fronte Nuovo delle Arti all’Autobiografia”, la mostra, articolata in varie sezioni, si propone stavolta di ripercorrere l’ultimo ventennio di carriera del pittore.

Si parte dunque dal 1967, anno in cui termina la grande tela “Donne stanze paesaggi oggetti”, un interno metafisico che è quasi un inno al modernariato (i mobili, le macchine da scrivere…), popolato dalle generose silhouette di figure femminili colte nell’intimità della doccia o del relax domestico; donne affascinanti e decadenti come la modernità stessa, che ritroviamo anche nel quadro a chiusura della mostra, “Nella stanza le donne vanno e vengono”, datato 1986 e rimasto incompiuto.

In mezzo le sue opere più celebri, un tripudio di colore ed emozioni violente nelle tele – quasi sempre di grandi dimensioni – simbolo della straordinaria sintesi allegorica di Guttuso, ma anche del suo realismo sociale; lavori che, pur esponendo fatti circoscritti alla “sola” realtà italiana o siciliana, divengono metafore universali della vita e dell’umanità.

Affreschi corali quali ad esempio il succitato “funerale di Togliatti” (1972), dove i volti della folla silenziosa si affacciano sperduti tra gli squarci di fiammeggianti bandiere rosse. Da questo composto silenzio si passa all’allegro brusio degli avventori del “Caffè greco” (1976), coi suoi beoni e i suoi letterati, sino ad arrivare al brulicante via-vai del mercato della “Vucciria (1974), tela dalla quale sembrano scaturire le cantilene dei “vanniaturi”, i profumi dei prodotti esposti sulle bancarelle, l’umidità delle balate per terra.

Tra la folla di avventori vorremmo quasi riconoscere anche Guttuso, coppola alla testa, che avanza lentamente tra la folla chiedendo permesso; vorremmo vederlo accostarsi ad una bancarella per acquistare un chilo di arance, o due, tre trance di pesce spada. Per poi, sacchetto alla mano, vederlo fermarsi a parlare col pescivendolo per raccoglierne aneddoti, malumori, lamentele e gioie, tutto parte di quella saggezza e veracità popolare che lo hanno sempre accompagnato e che egli ha saputo filtrare e trasporre sui suoi quadri, attraverso quelle doti intellettuali che ne hanno fatto un grande siciliano. Nel mondo dell’arte e in quello di tutti i giorni.

La potenza dell’immagine. 1967-1987
Fino al 30 maggio 2008
Museo Guttuso, Villa Cattolica, Bagheria (PA)
Orari: da martedì a domenica 9:30 – 18:30

Info: tel (+39) 091.943902 fax (+39) 091.933315
E-mail villacattolica@tiscali.it
sito internet – www.museoguttuso.it

Archivi Guttuso – p.zza del Grillo, 5 – 00184 Roma
tel:fax 06/6788461

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