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Frettolose bocciature e cessioni sbagliate

Ci sono alcuni giocatori che fanno tutta la trafila nelle giovanili di una squadra, ma poi, la stessa, non li ritiene talentuosi a tal punto da tenerli con sé quando arriva l’ora di fare sul serio e spesso li cede. Beh, di questo foltissimo gruppo di giocatori, solo pochi riescono poi a far ricredere, in un modo o nell’altro, coloro che li avevano precocemente bocciati. E ce ne sono di vari tipi, vediamone alcuni.

[oblo_image id=”1″]VEDICATORI – A questa prima categoria appartengono quelli che poi, appena ne hanno l’occasione, fanno “piangere” gli “allevatori”. Fra questi sicuramente figura Tommaso Rocchi. Il forte attaccante laziale, cresciuto nella Juventus, ha realizzato, da quando è in Serie A (2003-04), ben 5 gol ai bianconeri. La prima volta fu bellissima, indimenticabile. Empoli-Juve (lui giocava nell’Empoli ovviamente), risultato finale: 3-3. E indovinate un po’ chi segnò per i toscani? Rocchi, una tripletta, che soddisfazione. Non è finita. Nella stagione 2005-06, stavolta con la maglia della Lazio, punisce la Juve altre due volte, una all’andata e una al ritorno. In totale fanno 5 gol ai danni della Signora.

Restando in casa Lazio troviamo un altro vendicatore, Goran Pandev. Il compagno di reparto di Rocchi, cresciuto nell’Inter, ha punito i nerazzurri solo 2 volte, nulla a che vedere con il suo collega.

Tra le squadre che hanno subito più gol da parte degli “snobbati”, c’è sicuramente il Milan. Senza andare a scavare troppo indietro negli anni, è facile ricordare l’1-0 di quest’anno a San Siro in favore dell’Empoli. Gol di Saudati, ex primavera rossonero. Solo una presenza per lui, quella dell’esordio, con quella maglia, poi via.

Nemmeno una partita da professionista invece, fu concessa a Massimo Maccarone, che pure nel Milan fu allevato. In compenso però, il pelato attaccante ora al Siena, ha castigato la sua prima società con 2 gol nelle ultime 2 stagioni, non male.

Per non parlare poi di Ciccio Cozza, cresciuto a Milanello fra il 1992 e il 1994 e poi andato via per altri lidi. Nella stagione 2004-05 con la maglia del Siena segnò un solo gol, che servì però a battere proprio il Milan: finì 2-1 per i toscani.

[oblo_image id=”2″]GRANDI RITORNI – Il caso più eclatante fra quelli recenti riguarda Massimo Oddo. Il terzino iniziò la carriera nelle giovanili del Milan (1993-95) senza però aver mai esordito con quella maglia. Quindi è ripartito passando per Verona, Napoli e, soprattutto, Lazio, da dove l’ha ricomprato la società rossonera 12 anni dopo averlo abbandonato. Nel gennaio 2007 la società di via Turati sborsa ben 7,75 milioni di euro più il cartellino di Pasquale Foggia (non uno qualunque insomma) per assicurarselo nuovamente. Nel frattempo il fluidificante pescarese aveva vinto un mondiale pochi mesi prima e ha poi portato fortuna ai Diavoli. In un anno solare il Milan, anche grazie al suo apporto (sulla fascia destra della difesa era rimasto solo il buon vecchio Cafù, troppo poco vista l’età del brasiliano), ha conquistato Champions League, Supercoppa Europea e Mondiale per Club.

Scavando nel passato si ricorda un altro caso del genere in cui un ritorno alla casa madre ha portato a così tanti successi. Ci riferiamo alla storia di Paolo Rossi, l’eroe del Mundial 1982. Pablito diventò giocatore nella Juventus ma, nel 1978, il Vicenza lo strappò ai bianconeri per una cifra impensabile a quei tempi: 2 miliardi e 612 milioni di vecchie lire. Il presidente Boniperti dovette aspettare tre anni, il 1981, e la squalifica per il calcioscommesse, per riportarlo a casa. Ma ne valse la pena, anche lì arrivarono coppe e scudetti.

[oblo_image id=”3″]BOCCIATURE PRECOCI – Uno dei più grandi attaccanti che la Nazionale abbia mai avuto negli ultimi anni, Christian Vieri, è stato vittima, a suo tempo, di una clamorosa bocciatura. Nel novembre del 1992 il Torino, dove Bobo era cresciuto, si liberò del futuro attaccante azzurro dopo sole 7 partite e 1 gol in Serie A. La sua carriera ha poi dimostrato ampiamente che i dirigenti granata incapparono in un imperdonabile errore.

Casa Milan, altri errori. Il più recente è quello di Patrick Vieira. Il forte centrocampista francese approdò alla corte milanista a soli 20 anni, proveniente dal Cannes. Fu lasciato andare via dopo sole 2 presenze e lo scudetto vinto nel 1996. All’Arsenal puntarono su di lui, lo pagarono 3 milioni e mezzo di sterline e divenne il leader del centrocampo londinese diventando anche nazionale francese.

Il più lontano è invece, quello di Toldo. Nel 1989 era nelle giovanili rossonere, ma la dirigenza non credette in lui e fu venduto. Dopo 11 anni la sua rivincita all’Europeo 2000, forse il suo più grande periodo di forma della sua carriera. Ora è all’Inter da parecchio tempo, anche se ha ormai perso il posto da titolare favore di Julio Cesar. Alla Pinetina se la ridono, hanno un’abbondanza fra i pali! A Milanello l’esatto opposto da quando Dida non è più lui (troppo tempo). Scherzi del destino.

[oblo_image id=”4″]ESTERO – Nel 1997 un ragazzino africano giocava nella seconda squadra del Real Madrid. Il suo nome era Samuel Eto’o. La “primavera” dei blancos retrocesse in serie C dove il regolamento spagnolo vietava il tesseramento di atleti extracomunitari. Ragion per cui Sammy fu ceduto al Leganes. Da qui è ripartita la sua carriera che l’ha portato prima all’Espanyol e poi al Maiorca dove è definitivamente esploso. Il Barcellona non se l’è fatto scappare e l’ha portato in blaugrana facendone il punto di riferimento dell’attacco. Eto’o con il Barca ha vinto Liga e Champions (segnando un gol in finale) nella stagione 2005-06, è stato 2 volte consecutivo capocannoniere spagnolo ed è stato premiato per 3 anni consecutivi (2003, 2004, 2005) Pallone d’Oro africano. Un vero asso insomma.

A volte capita di perdere talenti in erba senza averli ancora valorizzati, e quindi senza nemmeno monetizzare abbastanza, anche a società che per filosofia svezzano talenti per poi rivenderli e incassare. Una di queste società in Europa è sicuramente il Lione che cresce giovani, li fa maturare, ne ricava risultati, prima sportivi, grazie alle loro prestazioni, e poi economici quando infine decide di venderli. La squadra pluricampione di Francia aveva fra le sue fila un certo Frederic Kanoutè. Lo vendette al West Ham quando il franco-maliano aveva solo 22 anni ricavandoci ben poco perché ancora non aveva dimostrato poi così tanto. In Inghilterra l’attaccante è molto maturato tanto da passare poi al Siviglia con il quale ha vinto una Coppa Uefa e non solo, e dove è diventato uno dei goleador più affidabili e temuti d’Europa.

Morale della favola: le sentenze precoci sono spesso quelle più sbagliate. Bisogna aspettare prima di poter valutare un giovane calciatore. Si parla tanto di errori di mercato in chiave acquisti, ma sarebbe ora di dare uno sguardo anche a come i vari club si muovono in uscita. Spesso, l’abbiamo appena visto, gli errori più clamorosi sono nelle cessioni.

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