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Francesca Inaudi: poliedrica e trasformista

[oblo_image id=”1″]Francesca Inaudi è qualcosa di più di una promessa, ormai è a pieno titolo “un volto” del cinema italiano. Giovane, di una bellezza molto particolare, di quelle che ti restano addosso. Ha un volto antico e moderno insieme, affascinante e misterioso. E’ una che cambia sempre, a cominciare dal colore dei capelli. Passa dal biondo al rosso, dal corto al lunghissimo… dall’aspetto botticelliano a quello alla Betty Davis. Una cosa è certa però, che è brava, intensa, e soprattutto poliedrica, perché passa da un ruolo all’altro con estrema naturalezza.

Il quarto incontro alla Casa del Cinema di Roma, nell’ambito dell’iniziativa “I nuovi volti del cinema italiano” è dedicato a lei. Francesca Inaudi ha scelto il film N (Io e Napoleone) di Paolo Virzì, che la vede protagonista accanto a Daniel Auteuil, Elio Germano e Monica Bellocci, per presentarsi alla rassegna. Si tratta di un film in costume che racconta l’esilio di Napoleone all’isola d’Elba e il suo contrastato rapporto con un rivoluzionario che gli fa da scrivano. Francesca annovera nel suo curriculum un diploma al Piccolo Teatro di Milano, vari spettacoli teatrali, partecipazioni in film spesso di esordio alla regia di colleghi altrettanto giovani, ed anche tanta televisione. Il film che la lancia è Dopo mezzanotte con il quale vince il Premio Flaiano come migliore attrice.

Ho cominciato a 14 anni a fare teatro, e a 16 sapevo di voler fare l’attrice. E’ decisa, anche se timida. La sua storia professionale comincia con, nientemeno che Giorgio Strehler, rimasto colpito da questa energica ragazza nel 1996, ed è così che la Inaudi cominciò a studiare teatro nella scuola del Piccolo di Milano, proprio nell’ultimo corso tenuto del grande maestro. Il teatro l’ha stregata per primo, poi dopo otto anni, nel 2004, decide di giocarsi la carta del cinema. E comincia da protagonista con il film Dopo mezzanotte di Davide Ferrario, al fianco di Giorgio Pasotti. Il film, fu presentato al Festival di Berlino e ebbe uno straordinario successo di critica e pubblico, diventando un piccolo caso, e questo forse lo si deve anche a lei. Poi è la volta di L’uomo perfetto al fianco di Riccardo Scamarcio, e anche in questo caso le piovono addosso molto complimenti. Segue L’orizzonte degli eventi al fianco di Valerio Mastrandrea, poi ottiene una piccola parte nel film La bestia nel cuore di Cristina Comencini.

A questo punto la corteggia anche la televisione e lei si lascia corteggiare, fa parte a lungo del cast di un serial televisivo di successo: Distretto di Polizia, ma non si fa imprigionare nella parte, e continua la sua carriera cinematografica, la vuole Virzì per il suo N, io e Napoleone e tanti altri ancora. Insomma Francesca Inaudi è un po’ una perla, che il nostro cinema sta custodendo. Sono stata fortunata. Ho avuto Ferrario che ha puntato su di me, che non ero nessuno, e mi ha chiamata a fare la protagonista del film. Se non fosse stato per lui forse a quest’ora sarei una delle tante ragazze che hanno talento e capacità ma non emergono. Del mestiere dell’attore e delle sue abilità trasformiste dice: Il lavoro degli attori non è far vedere quanto si è bravi a fare bene se stessi. Troppo spesso invece funziona così. Succede che se un attore è bravo a fare una certa parte, gliela si fa ripetere all’infinito. Invece fare l’attore significa interpretare persone diverse da te. E trovarle dentro di te, e scoprire cose di te che non sapevi di avere. Come è andata con la televisione? L’incontro non è stato facile, ma non è avvenuto per caso. Ho scelto di confrontarmi con la televisione partendo da un prodotto di buona qualità. Il problema della TV sono i tempi lunghi e il tipo di impegno che richiede.

La Inaudi insomma è una che dimostra che si può cambiare pelle lasciando intatta la forma, ed anche cambiare binario senza abbandonare la destinazione.

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