HomeSpettacoloCinemaDavid Cronenberg, l'orribile visione!

David Cronenberg, l’orribile visione!

David Paul Cronenberg regista e sceneggiatore cinematografico, nasce il 16 marzo 1943 a Toronto. Inizialmente si dedica agli studi letterari e alla fotografia prima di debuttare come regista in alcuni cortometraggi. Quando si laurea alla University of Toronto, nel 1967, in lingua e letteratura inglese, ha già all’attivo due cortometraggi: “Transfert” e “From the Drain”. Nel 1969 realizza in 35 mm “Stereo”, a cui si ispirerà per “Scanners”, mentre l’anno successivo è la volta di “Crimes of the Future”. Inizia in questo periodo una breve carriera televisiva terminata nel 1976, in cui si specializza nella regia di alcuni telefilm. Dopo un viaggio in Europa, Cronenberg realizza nel 1974 il suo primo lungometraggio: “Il demone sotto la pelle”.

Nel cinema del maestro il corpo diventa lo strumento disturbante, caustico e corrosivo attraverso il quale esprimere la mostruosità della patologia psichica come conseguenza della perversa corruzione della società moderna. Traumi, paure, disturbi, perversioni: la sordidezza ci circonda. Cronenberg svela la scienza esatta della disperazione, il tunnel dell’orrore postmoderno nel quale ogni uomo viene trascinato. L’individuo modifica, violenta se stesso nella continua e disperata tendenza al raggiungimento di quella perfezione esteriore che l’universo della materialità gli impone. Una continua lotta per il controllo totale su ogni cosa. Ma il delirio di onnipotenza colpisce lo spirito: ferita purulenta, scintilla di dolore universale chiusa nell’inconscio stuprato dall’immoralità. Questo dolore diventa mostro deforme, insetto viscido ed aggressivo, che squarta la carne aprendosi un varco verso la luminosa oscurità del mondo. Reale ed irreale, credibile ed incredibile si fondono nella straordinaria deviata visionarietà del maestro: seduto comodamente, attorniato dai mostri delle sue peggiori turbe mentali, ride sarcastico puntando il dito contro l’ipocrisia ed il falso perbenismo di certa borghesia pseudoilluminata, madre del disastro dell’era moderna.

La sua tecnica di ripresa punta all’impatto visivo disturbante ma avvolgente, che si insinua nella mente dello spettatore creando una dipendenza dalla sua follia esplosiva, dando l’impressione che diventerà sempre più cruenta e duratura. Abile nella parti descrittive e narrative, altera il ritmo quando la visione turbata dei suoi protagonisti si palesa, profondendosi in un’accelerazione del montaggio e uso massiccio di primi piani e campi/controcampi quando il delirio oscuro raggiunge il culmine. Cronenberg sceglie accuratamente i colori, solitamente connessi idealmente con la storia raccontata, e la scelta delle luci accompagna dolcemente lo spettatore nel cammino verso la presa di coscienza della natura molesta dei protagonisti. Le scenografie sono molto sobrie, nessun eccesso nella scelta degli ambienti aperti come di quelli interni. La follia per Cronenberg si cela proprio dietro il sistematico meccanismo della vita “normale”. Nessuna esuberanza negli arredamenti, nessun particolare metaforicamente ricollegato al contesto. Tutto è vivo e diretto. Cerca di tirar fuori la massima espressività dai suoi attori: li dirige con grande maestria, lasciando che traspaia la dolcezza dalla patologia, l’umanità dal orrore, mostrando senza inibizioni la vulnerabilità che si nasconde comunque dietro i suoi personaggi, dapprima apparente e via via sempre più tangibile.

Il cinema vivrà una grande trasformazione, che lo aiuterà a scavare di nuovo dentro gli uomini, a guardare nella società proprio per la paura che a volte genera la tecnica; penso anche alla genetica, e a molti rami della scienza. Andiamo verso anni di grandissimo interesse scientifico, emotivo e culturale e il cinema saprà farne tesoro se analizzerà lo smarrimento degli uomini, degli artisti e degli scienziati. La tecnica dona all’uomo infinite possibilità. Credo alla mutazione del genere umano e alle continue trasformazioni e ricerche, soprattutto a quelle più ardite del cinema.

Il maestro Cronenberg mostra nel suo fare cinema l’uomo di fronte alla mostruosità di se stesso, letteralmente intesa. E’ come guardarsi in uno specchio che ci riflette per quelli che siamo senza la velatura dell’apparenza. Cronenberg insegna che senza l’annullamento dell’indecenza nel nostro mondo quel riflesso, per ora chiuso nella trappola del vetro, prima o poi ne verrà fuori e un giorno, forse, ci ucciderà.

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