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Da Ozpetek a Ris. Mi presento: sono Filippo Nigro

[oblo_image id=”1″]Ci sono film che non invecchiano, anzi, con gli anni conservano intatto tutto il loro fascino. La finestra di fronte di Ferzan Ozpetek è uno di questi, ed ha fatto bene Filippo Nigro a scegliere la tenera pellicola del regista turco, per presentarsi all’appuntamento della Casa del Cinema come Nuovo volto del cinema italiano.

Nel film recitava in un ruolo minore, ma è stato un momento importantissimo per la sua carriera, gli è servito per fare il salto di qualità, ed è stato il passo che l’ha consacrato attore. Filippo Nigro sarà nei prossimi mesi l’attore italiano più presente sugli schermi, sono ben tre i film che usciranno nei prossimi mesi, che lo vedono fra i protagonisti. Tre film molto diversi fra loro, una commedia brillante Amore, bugie e calcetto; un film ambientato negli anni ’70 e tratto da un romanzo di De Andrè in cui interpreta un pastore sardo; e Un gioco da ragazzi in cui vestirà i panni di un professore alle prese con la crudeltà dei giovani studenti.

Tre ruoli molto diversi, ma quali sono i personaggi che ama diventare? Mi piacciono da sempre i personaggi ambigui e non ben definiti, mi attirano le contraddizioni e le sfumature.

Lei è un attore poliedrico: cinema d’autore, film di esordio alla regia di giovani registi, e tanta TV, come fa a calarsi in ruoli così diversi e soprattutto in ambienti così diversi? Con molta gioia e molto impegno. Per me non c’è distinzione, faccio il mio mestiere e cerco di farlo bene dovunque mi viene data la possibilità di mettermi alla prova.

Lei deve la sua popolarità al tenente Martinelli della serie televisiva RIS, non ha avuto paura di rimanere intrappolato in quel ruolo, e di bruciarsi cinematograficamente? Quando ho girato RIS avevo già fatto il film di Ozpetek, e devo dire, in molti mi consigiliavano di non lasciarmi tentare dalla televisione. Ma io penso che in questo mestiere “stare fermi” significa patire, ed io ho preferito lavorare. Sono soddisfatto di questa scelta, per me è stata terapeutica.

Lei quindi appartiene a quella categoria di attori che si tormenta? Che si chiede se ha fatto bene o male a fare una certa scelta? Assolutamente sì, sono fra quelli che si fa mille domande, che ha sempre paura di fare cose sbagliate. Quando ho scelto di fare RIS l’ho fatto per la paura di rimanere fermo, ma poi dopo due serie, avevo voglia di cimentarmi con ruoli diversi, e ho chiuso. Mi è andata bene, perché ho girato tre film in quattro mesi… ma poteva anche andarmi male.

Nei prossimi mesi usciranno ben tre film che la vedono fra i protagonisti, il primo è “Amore, bugie e calcetto”, una commedia. E’ la suo primo ruolo in una commedia brillante… Beh, nel cinema italiano succede spesso che ti etichettino un po’. Io finora ho interpretato sempre ruoli drammatici, mi hanno sempre visto come uno che rendeva di più in queste corde. Questa è la mia prima commedia brillante. E’ una sfida che ho affrontato con molto piacere.

C’è stato un periodo in cui il cinema italiano attingeva i suoi attori “dalla strada”, voi giovani venite tutti da scuole di cinema, credi sia determinante per fare questo mestiere? Io ho frequentato il Centro Sperimentale di Cinematografia, quindi vengo dalla scuola, ma devo dire che forse ero troppo giovane per apprezzarla. Avevo solo 22 anni e forse non ero ancora maturo per capirla. Vorrei poterla fare adesso. Io credo che questo sia un mestiere vocazionale e che si impara solo facendolo. Certo la scuola a me è servita per capire che tenevo a questo mestiere e che non ero capitato lì per caso. Per il resto non credo sia stata fondamentale.

Come tutti i bravi attori che si rispettino lei ha fatto anche teatro, lo vede nel suo futuro? Voglio assolutamente tornare sul palcoscenico, e non è un luogo comune, ho davvero voglia di tornare a fare teatro, perchè è stata l’esperienza più forte e completa della mia carriera.

Lei nei film è spesso un introverso, un timido, c’è un modello di attore al quale si ispira? Ce ne sono tanti che amo e che cerco in qualche maniera di seguire anche nel mio modo di recitare, il mio modello assoluto è Gian Maria Volontè.

Dopo Ozpetek e molti giovani colleghi esordienti, con quale regista le piacerebbe lavorare? Ce ne sono molti bravi in Italia, ma quello che trovo più “grande” è Marco Bellocchio, ha una marcia in più rispetto a tutti. Poi mi piaccino molto anche Mazzacurati e Salvatores.

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