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Art First 2008. L’arte come racconto

Cosa significa l’arte contemporanea oggi? Che cosa rappresenta, come si rappresenta?

E’ passata la prima giornata di Art First, la Fiera di Arte contemporanea tra le più rinomate in Europa, con galleristi che giungono da molti paesi dell’Unione Europea, oltre ad essere presenti gallerie tra le più importanti di New York e del Sud america. E vari percorsi per capire cos’è la contemporaneità per ciascuno di noi.

Quattro padiglioni, molto ricchi di opere, sono protagonisti attorno ai vari eventi, tutti inerenti ovviamente al tema.

Oggi si parlava, tra le altre cose, di Arte povera, Economia dell’arte, e della Fotografia artistica.

[oblo_image id=”1″]Solitamente l’Arte povera è associata a quell’arte che è fatta con materiali di scarto, di riciclo, per produrre materiali grezzi. Qui si presenta in modo diverso. L’aggettivo povero diventa sinonimo di contemporaneo, anche concettuale, nella costruzione di un libro. Un libro fatto da 13 artisti, scelti arbitrariamente dall’ideatore del progetto, Giorgio Maffei, su cui lavora da tre anni. Ogni artista ha a disposizione un tot di pagine di cui può usufruire artisticamente in modo libero.

Crea così un archivio in cui si gettano semi di strumenti critici, ovvero aiutare a costruire un percorso ideale. D’altronde un archivio è come un catalogo, e serve all’organizzazione della memoria. E l’arte concettuale è il pensiero che si trasmette sull’opera e che, quindi, costruisce la memoria. L’arte va capita, raccontata, discussa.

In origine il genere è stato fondato da Enzo Sperone, in cui opere fatte con materiali poveri di Kosuth, Kounnelis, Lichstein, Long, Merz, Nauman, Warhol venivano raggruppati in un’unica galleria.

Il movimento nasce nell’ambito della cosiddetta arte concettuale in aperta polemica con l’arte tradizionale, della quale rifiuta tecniche e supporti per fare ricorso, appunto, a materiali “poveri” come terra, legno, ferro, stracci, plastica, scarti industriali, con l’intento di evocare le strutture originarie del linguaggio della società contemporanea dopo averne corroso abitudini e conformismi semantici. Un’altra caratteristica del lavoro degli artisti del movimento è il ricorso alla forma dell’installazione, come luogo della relazione tra opera e ambiente, e a quella dell'”azione” performativa.

Il libro è una concezione nuova: questo mezzo comunicativo diventa esso stesso arte, come già accade per quelle grandi opere che sono i tomi medievali, o pure quelli più vicini a noi, già fatti a mano.

Ma Maffei procede oltre: ogni libro è d’artista, perché è uguale se si vuole stampare una copia, magari raffinata, oppure avviare una produzione industriale. Tutto dipende dalla poetica d’artista, dalle sue intenzioni. Per non ingabbiare l’arte. Infatti, dagli anni ’70 si è provato a democratizzarla e, invece, ora è diventata estremamente cara.

Ora l’esposizione delle opere è presente all’Archiginnasio, ovviamente qui a Bologna. La mostra stavolta, invece, è organizzata attorno al libro. E’ accompagnata da una mostra fotografica degli stessi artisti, per renderli visibili materialmente, insieme alle riproduzioni sonore in cui raccontano la loro esperienza nel mentre dell’esecuzione.

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