Trascorso ormai il periodo delle vacanze, si torna a casa e si scaricano le schede di memoria. Memoria visiva, immagini che resteranno nel cuore, nell’archivio emotivo del fotografo.

È così per me ogni volta che rientro. Durante il periodo di vacanza lascio “decantare” le foto scattate, senza fretta di vedere i risultati. Cerco di fare un po’ come una volta, quando dovevo attendere la fine del processo di sviluppo delle diapositive. Un piccolo piano luminoso, i telaietti puliti e impilati, suddivisi per facciata e retro; poi le strisce di pellicola, la selezione delle foto visionandole in trasparenza. Come in un rituale, con la massima attenzione, evitando infiltrazioni di polvere nei vetrini. Al termine, un taglio con le forbici su quella piccola striscia di nero tra un fotogramma e l’altro e il lieve scatto di chiusura del telaietto. La parte spettacolare spettava poi alla proiezione. Serate tra amici e parenti, illustrando, luoghi, atmosfere, personaggi. Roba d’altri tempi.

Non voglio esagerare, ma ogni volta che apro una scatola di diapositive per rivederle proiettate è veramente l’archivio emotivo del fotografo a riemergere, con l’enfasi di tutti i suoi risvolti. Non è che le stampe o le immagini digitali di oggi non riescano a darmi sensazioni analoghe, tutt’altro, però la luce che passa attraverso un supporto trasparente è differente da ciò che può riflettere un foglio di carta o il monitor del computer. Lo stesso ragionamento è valido per quanto si riesce ad ottenere con i videoproiettori odierni. La proiezione è di ottima qualità, ma è diversa la percezione interiore dell’immagine. Sono certo che non sia così per tutti, tuttavia rimango ancorato ad apprezzare ogni processo di visione in maniera soggettiva. Se no non ci sarebbe confronto. Infatti, oggi è possibile visionare le fotografie digitali attraverso monitor calibrati correttamente per restituire l’enfasi luminosa in alta qualità. Poter osservare le luci, i colori, le forme e quanto abbiamo cercato nell’istante dello scatto è un’emozione profonda e coinvolgente. Il suggerimento è di viverla senza lasciarsi distrarre da pensieri che possano disturbare l’esperienza. Per questo mi piace considerarle le mie “diapositive digitali”.

Dunque, se abbiamo affrontato il “dilemma del fotografo” prima della partenza, ora possiamo dedicarci alla selezione delle foto scattate in vacanza. L’approccio è lo stesso: a volte meno è meglio. Quindi – indipendentemente da quale attrezzatura abbiamo usato – cerchiamo di scegliere soltanto le immagini più suggestive. Saranno loro a far parte del nostro bagaglio emozionale da portare avanti nel tempo. È il nostro personale tesoro, racchiuso in quel forziere che è l’archivio emotivo del fotografo.