A Como il lungo abbraccio tra Vienna e l’Italia

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Uno spaccato di oltre duecento anni di storia ed arte austriache per ripercorrere le tappe salienti dell’arte mitteleuropea dal 1700 fino alla seconda guerra mondiale. Realizzato in collaborazione con il Belvedere di Vienna, L’abbraccio di Vienna rispetta un andamento cronologico che, grazie all’ausilio di schede storico-artistiche, permette al visitatore di comprendere, sia nelle linee generali che nel particolare, le trasformazioni della pittura austriaca del periodo, indiscutibile specchio dei cambiamenti storici e sociali ad essa contemporanei.

[oblo_image id=”1″]Punto di partenza di questa mostra è il Settecento, un periodo in cui l’Austria (e l’Europa intera) era ancora governata da quella sofisticata aristocrazia alla quale le classi meno abbienti si ribellarono solo verso la fine del secolo. In questo contesto risulta inevitabile che l’arte fosse piú che mai pregna di quel Rococó monarchico portatore dei valori “raffinati” di un’aristocrazia non ancora decadente, decisa piú che mai ad affermare il proprio status attraverso i ritratti di famiglia (Van Meytens). Il superamento dello spirito Rococó, di cui anche i dipinti di Gran ne sono degni servitori nell’accezione spirituale, è certamente rappresentato dalle tele esposte nella seconda sala di Villa Olmo, in cui è quasi tangibile il profondo cambiamento di valori seguito alla rivoluzione francese. Nei dipinti di Hansch e di Gauermann si respirano infatti i nuovi umori romantici di una Natura dominatrice sugli uomini, dell’istinto primordiale e della lotta per la sopravvivenza, a cui fanno seguito i ritratti di una famiglia borghese (La famiglia Eltz di Waldmüller) e di teneri fanciulli, che testimoniano il mutamento di committenza e l’interesse verso la rappresentazione di [oblo_image id=”2″]tutti gli strati sociali. Il dipinto di Von Leonhardshoft, che dimostra chiaramente l’influsso del classicismo raffaellesco nell’arte austriaca, sembra quasi introdurre ideologicamente alla sala successiva, dove tengono banco un tripudio di paesaggi romani e napoletani, evidente testimonianza di come nell’Ottocento fosse ancora in voga il Grand Tour. Le vedute restituiscono l’immagine di un’Italia multiforme in cui da una parte (Von Alt) le città sono vissute come luogo di incontro per mendicanti e ricchi, per disagiati e commercianti, dall’altra (Le cascate di Tivoli, di Koch) le campagne rappresentano il sentimento primigenio e arcadico nei confronti della Natura incontaminata, a mio avviso enfatizzato, nell’opera di Koch, dalla moderna “Natività” dipinta in primo piano.

Attraente nonostante i canoni di bellezza attuali siano diversi da quelli dell’Ottocento, la donna occupa un posto di rilievo all’interno di questa rassegna: che sia una madre come nell’opera di Danhauser, oppure una creatura sensuale e seducente come nei dipinti di Reiter (Donna addormentata), la donna svela senza scomporsi il suo carattere piú intimo e provocante all’interno della propria camera da letto, sede per antonomasia dei desideri piú nascosti.

Le due sale successive sono invece il prologo al Novecento austriaco: le opere di Mackart (L’anello dei Nibelunghi e Caccia sul Nilo), eseguite verso la fine del XIX secolo, rappresentano al meglio quella volontà evocativa e simbolista, a tratti spirituale (in particolare nell’opera di Bernatzik), che troverà terreno fertile evolvendosi soprattutto con Klimt, artista cardine della Secessione viennese. Questi è indiscutibilmente il personaggio dominante di questa mostra, senza voler fare alcun [oblo_image id=”3″]torto agli altri importanti artisti a lui contemporanei presenti a Villa Olmo: le opere di Klimt qui esposte spaziano dai paesaggi ai ritratti, tra i quali spiccano Castello di Kammer sul Lago Atter III, per la tecnica quasi impressionista, e il Ritratto di Johanna Staude, per la posa quasi ieratica del soggetto che ne accentua la “sacralità”. L’estremo simbolismo del primo Klimt trova facilmente proseliti tra i giovani pittori del periodo: questi, affascinati dall’idea di un’intima unione spirituale tra uomo e Natura (Notte di Luna di Stör, e Primavera di Roth), propongono una pittura senza tempo che sembra rievocare la visione paradisiaca dell’Eden (Primavera di Damianos).

Prima di concludere è d’obbligo citare Schiele e Kokoschka, esponenti di spicco dell’Espressionismo austriaco. Del primo sono esposti diversi dipinti, perloppiú ritratti, in cui la linea spezzata del contorno e l’impiego di colori forti accentuano l’idea di un disagio interiore dell’artista: inevitabile che questi espedienti pittorici mutino considerevolmente l’impatto emotivo dello spettatore di fronte ad un soggetto incontrato precedentemente, come quello della donna, che appare ora estremamente erotica e a tratti volgare (L’abbraccio). Per quanto riguarda Kokoschka, nei dipinti presenti (Il Tigone, per esempio) si puó notare come questi esasperi ulteriormente il significato soggettivo del colore, mentre la dinamicità gestuale suggerisce la volontà di comunicare la propria sofferenza in un periodo, quello a cavallo tra la prima e la seconda guerra mondiale, caratterizzato da forti tensioni.

L’abbraccio di Vienna

Klimt Schiele e i capolavori del Belvedere

Como, Villa Omo

15 marzo – 20 luglio 2008

Mar., mer., gio.: 9 – 20

Ven., sab., dom.: 9 – 22