A Bologna il cinema sperimentale di David Lynch

0
67

[oblo_image id=”1″]David Lynch è uno dei pochi registi che sia riuscito a proporre il proprio carattere di sperimentatore audiovisivo al grande pubblico. La sua carriera ha superato ormai il trentesimo anno e con Inland Empire sancisce il suo traguardo avanguardistico. Proprio questo film inaugura la rassegna della Cineteca di Bologna dal titolo Sperimentare l’incubo.

Lynch in questo film sembra voglia trovare una forma (quantomeno credibile) a quell’inafferrabile oggetto che è la mente, ovvero rappresentare l’irrappresentabile, come afferma Andrea Bellavista in un saggio recente, attraverso un «uso joyciano» del linguaggio cinematografico. Un’operazione che sovverte la visione consueta dello spettacolo filmico, trasformandolo da un lato in un impegno intellettuale di ricostruzione logico-narrativa, dall’altro in un abbandono percettivo intenso ma disturbante.
Come afferma la stessa protagonista: «la mente è stridio di denti», ovvero è percezione intersensoriale, che dal visivo e dall’uditivo coinvolge poi tutto il corpo in una vibrazione dissestante. La mente insegue un sogno come se guardasse in uno schermo e lo schermo è la porta per entrare in una nuova dimensione, così da attivare una catena di divagazioni psico-emotive.
In una delle scene Sue parla con l’uomo con gli occhiali e confessa: «Non so più cosa è successo prima e cosa dopo»; infatti lo smarrimento che vive la protagonista non è solo spaziale ma anche temporale. Questa scomposizione del piano del racconto offre tuttavia delle tracce allo spettatore. Infatti l’immagine “illogica” che propone Lynch cerca di non frantumare del tutto la narrazione, come ben chiarisce Paolo Bertetto.
[oblo_image id=”2″]La sequenzialità filmica si attiva così a rappresentare i rami concatenati di una rete, di una struttura complessa e stratificata come la mente, mettendo in scena il suo processo di dispiegamento, che è libero e iperconnettivo (come il flusso di coscienza di Joyce).

I livelli di narrazione si intrecciano l’uno con l’altro in maniera ricorsiva, come fossero ognuno l’immaginario dell’altro, come se la realtà fosse solo un’invenzione di fronte al potere dell’immaginazione. È di certo in gioco la capacità di spettacolarizzare il mondo e il sistema cinema stesso ma la rappresentazione sembra solo servirsi di questo gioco autoreferenziale per intraprendere una via ben più tortuosa. Infatti ogni piano diegetico comunica instancabilmente con quello meta-diegetico, ravvicinandosi tanto da creare punti di reciproco incontro, in cui paradossalmente il personaggio visto nello schermo riesce a vedere il suo spettatore (come accade spesso nel film dalla prima apparizione della “ragazza perduta” fino alla scena in cui Nikki, dopo il ciak finale, si rialza e, allontanandosi dal set, la vede nello schermo ancora piangente).
Lo sguardo e il suo oggetto entrano in collisione, fratturando la distanza tra attore e spettatore, con la conseguenza che quest’ultimo diventa anch’egli protagonista e interprete.
Lo mostra chiaramente Nikki/Sue quando si affaccia a una strana finestra e osserva una scena che ha vissuto personalmente, ovvero ha l’illusione di veder recitare se stessa. Nel teatro della mente si rende possibile questo paradosso, questo vertiginoso valicare i confini, senza dimenticare, però, che un ritorno alla realtà ha il prezzo (non banale!) di dover ricondurre la mente al proprio corpo.

[oblo_image id=”3″]Infine, la pellicola sembra offrire una vera e propria sperimentazione dello stupore, ovvero di quella sensazione che esprime un disorientamento, quasi un perdersi. Spesso la protagonista Nikki/Sue si trova di fronte a nuove possibilità inattese e noi con lei ci troviamo nella condizione di sorpresa, spesso anche infastiditi per l’ennesimo salto o anche intrigati dalla novità che ci viene presentata. Si tratta pertanto di uno stato d’animo che è insieme eccitazione, per quella diversità che ci balza all’occhio all’improvviso, ma anche “incubo” per l’oscurità di un nuovo segreto. È ancora la mente al lavoro, è quel processo che ne descrive le vie di espansione e gli inevitabili ritorni su se stessa, così come ne sottolinea le potenzialità e i limiti, soprattutto quelli che si rivelano nell’incapacità di controllare un eccesso di astrazione “metalogica”, come affermerebbe Bateson.
Lo spettatore non riesce facilmente a ritrovare il filo del discorso (la musica stessa si fa spesso dissonante) ma viene scaraventato in un dedalo di allucinazioni: l’incubo peggiore “da sperimentare” sta forse proprio in quella difficoltà di comprendere la realtà che vede rappresentata e di riconoscere in essa la propria immagine riflessa.

Il programma della rassegna:

– Venerdì 12 settembre (ore 22.15)
Cinema Lumière – Sala Officinema/Mastroianni
INLAND EMPIRE – L’IMPERO DELLA MENTE
(Inland Empire, Francia-Polonia-USA/2006, 169′)

– Lunedì 15 settembre (ore 18.00)
Cinema Lumière – Sala Officinema/Mastroianni
THE DARKENED ROOM (USA/2007, 11′)
BOAT (USA/2007, 8′)
LAMP (USA/2007, 32′)
OUT YONDER: THE NEIGHBOR BOY (USA/2007, 10′)
INDUSTRIAL LANDSCAPE (USA/2007, 13′)
BUG CRAWLS (USA/2007, 5′)
INTERVALOMETER EXPERIMENTS (USA/2007, 14′)

– Mercoledì 17 settembre (ore 22.15)
Cinema Lumière – Sala Officinema/Mastroianni
The Short Films
SIX MEN GETTING SICK (USA/1966, 4′)
THE ALPHABET (USA/1968, 4′)
THE GRANDMOTHER (USA/1970, 34′)
THE AMPUTEE (USA/1974, 9′)
THE COWBOY AND THE FRENCHMAN (USA/1988, 5′)
PREMONITIONS FOLLOWING AN EVIL DEED (USA/1996, 1′)
DUMBLAND (USA/2002, 35′)

– Lunedì 22 settembre (ore 22.15)
Cinema Lumière – Sala Officinema/Mastroianni
The Short Films
SIX MEN GETTING SICK (USA/1966, 4′)
THE ALPHABET (USA/1968, 4′)
THE GRANDMOTHER (USA/1970, 34′)
THE AMPUTEE (USA/1974, 9′)
THE COWBOY AND THE FRENCHMAN (USA/1988, 5′)
PREMONITIONS FOLLOWING AN EVIL DEED (USA/1996, 1′)
DUMBLAND (USA/2002, 35′)

– Martedì 23 settembre (ore 22.15)
Cinema Lumière – Sala Officinema/Mastroianni
ERASERHEAD – LA MENTE CHE CANCELLA
(Eraserhead, USA/1977, 89′)

– Domenica 28 settembre (ore 17.45)
Cinema Lumière – Sala Officinema/Mastroianni
MORE THINGS THAT HAPPENED (USA/2007, 90′)
RABBITS (USA/2002, 50′)

I film saranno tutti in lingua originale con sottotitoli in italiano
www.cinetecadibologna.it