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Vite distrutte dalla furia dell’uomo, eppure…

[oblo_image id=”1″]Si dice sempre “la furia delle acque distrugge…”; spesso si dovrebbe invece parlare della furia dell’uomo che distrugge.
Uomini che pensano di costruire negli alvei dei fiumi o ergono barriere stringendo il letto del fiume, costringendo le acque ad essere più veloci, portandole ad aumentare la loro potenza distruttiva.
Ma non è il fiume che uccide, è l’uomo che lo arma per uccidere.
L’uomo che per guadagnare non si pone limiti, approfittando dei governi del territorio che non controllano quasi mai lo stato idrogeologico dei terreni dove si decide di costruire!

La corruzione è imperante anche quando si vuole costruire senza mettere la giusta quantità di ferro, sia quando si decide di mettere meno cemento e più sabbia negli impasti, sia quando non si attuano interventi per la sicurezza.
La zona di Capoterra con i suoi agglomerati urbani a pochi chilometri da Cagliari, è uno dei territori più rigogliosi della Sardegna.

Un territorio posto sotto montagne dove si conserva ancora la foresta più grande del Mediterraneo, entro la quale è sorta la prima riserva italiana del WWF.
E’ un insieme di  lecci, sughere, oleandri, mirto, alloro, corbezzoli, olivastri e altre varietà di piante e moltissimi animali, tra cui il cervo sardo e l’aquila reale.
Molte di queste piante hanno apparati radicali che vanno in profondità, questo consente loro di rinascere dopo gli incendi.

Sotto queste montagne che arrivano fino a 1100 metri del monte Lattias, guardando verso sud-ovest vi sono altre colline e montagne tra i 500 e i 700 metri con altri boschi che confinano col territorio di Capoterra. Questi boschi che prima erano un insieme armonico, ora stanno sempre più scomparendo grazie “agli uomini di cemento”; elementi sempre più aggressivi, ed intolleranti alle regole.

Eppure l’uomo potrebbe ancora far rinascere questi come altri posti simili, non ricostruendo nella casa del fiume che ha il diritto naturale, di ritornarci.
La natura va aiutata a difendersi dalla furia dell’uomo ma sono gli uomini stessi, quelli consci di avere dei diritti, coloro  che possono e devono mettersi assieme e aiutarsi a ricostruire la natura ma soprattutto attuando un’azione di vigilanza continua, che già da sola, sarebbe un  grande aiuto all’occupazione (più uomini per il controllo e la pulizia del territorio).

Aiutare il fiume a  non fare danni si può ma bisogna pensare in prospettiva di anni, sia in termini antropologici (che non vanno dimenticati) sia in termini di organizzazione idrogeologica e sviluppo forestale e agricolo.

Gli alberi tengono il terreno e sulle cime delle colline aiutano a mitigare, con le loro chiome, la forza della pioggia, della grandine, della neve. Gli alberi con le foglie che cadono trattengono l’umidità della terra, crescono cespugli, erba, funghi, muschi, fiori e anche loro nel piccolo aiutano a diminuire la forza dell’acqua e sviluppano l’humus
L’erba, poi, compatta il terreno lo stringe, lo abbraccia e non lo lascia andare così facilmente.

I boschi vanno controllati e ripuliti, questo consentirà sia di creare lavoro, che diminuire la furia degli incendi e poi quella dell’acqua.
I finanziamenti si troveranno da soli quando si avranno meno danni, si risparmieranno miliardi di euro.

Riorganizzare le politiche agro-forestali di questo magnifico paese sarebbe una vera risposta alla crisi, ma ci vuole coraggio e convinzione!

E’ ora di smettere di umiliare la natura e capire quanto possa esserci alleata.
La sua potenza è una fonte inesauribile, di energia da sfruttare!
Peccato che l’Italia, il paese del sole, del mare, del vento, dei vulcani; non l’abbia ancora capito!

E’ una grande opportunità di sviluppo, lavoro, civiltà ma soprattutto benessere fisico e mentale da non cercare solo nel giardinetto condominiale, dove girano sempre più persone disoccupate e preoccupate! Convinciamo, di questo, le persone che abbiamo intorno e sarà già un passo verso il futuro.

Cerchiamo noi stessi di fare un piccolo passo verso il non spreco, verso l’utilizzo parsimonioso dell’acqua, del riscaldamento, della luce, dei detersivi, della macchina ecc.

Le grandi fabbriche esistono già, (occorrono alla società, non lo si può negare) il resto verrà dal rispetto dell’uomo e quindi della natura.

Lo sviluppo delle fonti energetiche naturali, il recupero dell’arte nelle città e nei paesi (cosa lontana dall’essere ottimizzata), conservazione delle costruzioni rurali e sviluppo dell’agricoltura biologica conseguente sarà lo sviluppo del commercio relativo… e sviluppo ulteriore del turismo.

Quando capiremo che rispettare le regole in genere e quelle della natura significa rispettare noi stessi, vedremo finalmente il traguardo dell’equilibrio avvicinarsi.

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