HomeSenza categoriaVincenti per caso, eterni secondi e maglie nere

Vincenti per caso, eterni secondi e maglie nere

[oblo_image id=”1″] Archiviato l’ennesimo scandalo doping con la traumatica esclusione di Riccardo Riccò, quasi a voler rispecchiare l’andamento della corsa il Tour 2008 ha incoronato Carlos Sastre. Non un personaggio, non un campione da copertina, ma un corridore con la fama di eterno piazzato che si è scoperto vincente a 33 anni suonati. Un successo costruito con la serenità di chi non ha mai sentito la pressione del favorito. Una tranquillità che sorprendeva compagni di squadra ed avversari. Lo stesso Sastre ripeteva nelle tappe che precedevano la decisiva cronometro: “Adesso penso a godermi la maglia gialla. Poi vedremo di provare a difenderla ma senza ansia”.

[oblo_image id=”2″] E proprio l’attesa dell’appuntamento più importante è invece risultata fatale a Cadel Evans. Uno che dopo il secondo posto raccolto nel 2007, ha scelto il Tour come unico obiettivo per il 2008.  L’australiano appariva vicinissimo a coronare il proprio sogno alla vigilia della penultima tappa. I 53 km contro il tempo sembravano disegnati per celebrare il suo trionfo. Ed invece Evans non ha retto la pressione chiudendo mestamente ai Campi Elisi con il rimpianto di chi non ha saputo cogliere l’occasione che vale una carriera. Nel ciclismo si chiamano eterni secondi e spesso raccolgono più simpatie dei trionfatori. Come dimenticare Raynond Poulidor? Per 9 volte sul podio di Parigi ma mai in maglia gialla, con 4 medaglie raccolte ai mondiali ma solo sfiorando l’oro. Eppure il pubblico francese lo aveva eletto come beniamino sostenendolo in modo instancabile nelle sue eterne – e sfrortunate – battaglie con Jacques Anquetil.

[oblo_image id=”3″] Ma se chi lotta per la maglia gialla gode quantomeno di notorietà su giornali e tv, chi rende merito alla fatica di Wim Vansevenant? Lo potremmo chiamare eterno ultimo: fanalino di coda nel 2008 così come era avvenuto nel 2007 e nel 2006. Un risultato per certi versi storico ma che “premia” la tenacia di chi non getta la spugna nelle difficoltà. Faticando per rimanere nel tempo massimo nelle tappe di montagne e sopportando l’acido lattico anche con la consapevolezza di non poter puntare ad un successo. Dignità e rispetto per se stessi: qualità sconosciute a chi continua a credere di poter eludere i controlli facendosi tentare dalle lusinghe del doping. Perchè il Tour 2008 ha confermato come un ciclismo “pulito” non sia un’utopia. Tocca ai corridori capirlo.

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