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Vince e non se ne accorge. L’inimitabile Safin

[oblo_image id=”1″] A tanti sportivi è capitato di essere traditi dalla smania di esultare prima del tempo. Di corridori beffati sulla linea del traguardo quando avevano già alzato le braccia al cielo o di centauri sorpresi ad impennare per la gioia con un giro d’anticipo sono piene le pagine di storia dello sport. Ma mai era capitato il contrario: un campione che non si accorgesse di aver vinto. Non sorprende che a sfatare questo tabù ci abbia pensato Marat Safin. Tanto genio e infinita sregolatezza per il campione moscovita che nel torneo di casa si è dimenticato del punteggio. Dopo aver conquistato il decimo game del terzo set, si è comodamente seduto in attesa del cambio di campo. A risvegliarlo dal suo torpore non è bastato neppure vedere che il suo avversario si attardava nei pressi della rete. E’ dovuto intervenire l’arbitro per ricordargli che il match si era concluso a suo favore e che era ora di lasciare il campo. Come se non bastasse, la vittoria contro il modesto israeliano Noam Okun aveva anche un’importante valenza statistica: si trattava del successo numero 400 in carriera. Ma siamo sicuri che l’eccentrico Marat – ex numero uno del tennis mondiale ed eterno talento inespresso – continuerà a regalarci altre inconfondibili chicche.

Se si vuole trovare un precedente altrettanto curioso bisogna riavvolgere il nastro fino ai Giochi di Monaco del 1972. Nella finale dei 400 metri ostacoli, il semi-sconosciuto ugandese John Akii-Bua sorprese tutti partendo dalla prima corsia fermando il cronometro sullo straordinario tempo di 47’82”. Record del mondo e medaglia d’oro: un’emozione troppo grande. E non sapendo come esultare, continuò a correre a perdifiato per un altro giro. Ostacoli compresi. In fondo, c’è sempre un pò di tristezza quando una partita finisce. E magari inconsciamente il vincitore potrebbe avere ancora voglia di giocare. Non abbiamo sempre detto che il risultato non è tutto?

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