HomeCulturaValerio Zezur: pittura materica, memoir e voce IA in un progetto transmediale...

Valerio Zezur: pittura materica, memoir e voce IA in un progetto transmediale sulla memoria

- Advertisement -

Valerio Zezur ha pubblicato il 15 maggio 2026 il brano Sono Libero, scegliendo per la voce non un cantante ma un sistema di intelligenza artificiale. Non è un ripiego tecnico: è una dichiarazione artistica. L’artista e autore ucraino, attivo in Veneto, costruisce da anni un progetto che attraversa pittura materica, scrittura autobiografica e ora musica, tenendo insieme forme diverse con un unico filo — la trasformazione del dolore in linguaggio.

La scelta della voce generata con IA è il punto più discusso e concettualmente denso del progetto. In un tempo in cui l’intelligenza artificiale viene spesso percepita come sostituzione dell’umano, Zezur la porta in un territorio diverso: quello della materia espressiva. Una voce senza volto, senza biografia riconoscibile, capace di non chiudere la storia in un’unica identità. Chi ascolta non è chiamato a guardare Valerio che canta, ma a riconoscersi in una storia che potrebbe attraversare molte vite.

È una scelta fragile e radicale insieme.

Dalla tela al suono: un percorso in tre forme

Il progetto di Zezur non nasce con la musica. Nasce dalla pittura. Le sue opere sono superfici dense e stratificate, costruite con cemento, metallo, corde, sabbia, acrilici, legno, gesso, carta, oro e materiali poveri o riciclati. La materia non decora: testimonia. Ogni strato è un deposito di memoria, ogni superficie una pelle che ha attraversato qualcosa.

Accanto alle opere è nato il memoir Dentro l’incubo, oltre il buio, che costituisce la chiave narrativa dell’intera ricerca. Il libro affronta infanzia negata, adozione, abuso, identità, omosessualità e resilienza con uno stile diretto e asciutto. Non è un accessorio promozionale della mostra: è la parte del progetto che spiega perché quelle opere esistono.

Con Sono Libero, testo e melodia firmati da Zezur insieme a Mirko Giacomin, la ricerca si estende al suono. Il brano viene presentato sul sito ufficiale come il capitolo che mancava al libro. Non una deviazione musicale, ma un’ulteriore forma dello stesso percorso.

La voce artificiale come materiale, non come trucco

Nelle opere di Zezur la materia parla al posto dell’artista. Nel libro la memoria trova parole. Nella canzone la voce generata con IA diventa un corpo neutro: una presenza senza storia visibile, capace di rendere l’esperienza meno chiusa nell’autobiografia e più aperta all’identificazione di chi ascolta.

Accanto a cemento, metallo, corde e parole, anche la voce artificiale diventa una superficie su cui depositare memoria, ferite e rinascita. Il progetto pone così una domanda che va oltre la vicenda personale dell’artista: può una voce artificiale, dichiarata e usata con consapevolezza, diventare più vera proprio perché non pretende di essere umana?

La risposta di Zezur non arriva come teoria. Arriva come opera, libro e suono.

Una biografia che attraversa quattro paesi

Nato in Ucraina nel 2001, Valerio Zezur ha attraversato Sicilia, Lombardia e Veneto prima di stabilirsi in un piccolo paese vicino al mare dove oggi ha il suo studio. Questi non sono semplici luoghi biografici: sono territori emotivi. L’Ucraina è la radice e la frattura originaria. La Sicilia è l’approdo italiano, con le sue contraddizioni e la promessa di una nuova vita. La Lombardia è il passaggio della formazione e della sopravvivenza. Il Veneto è il luogo della casa e della possibilità di creare con continuità.

Anche la dimensione dell’identità personale, compresa l’omosessualità, entra nel progetto senza diventare slogan. È parte del racconto di una libertà cercata in contesti spesso ostili, uno dei nodi attraverso cui la vita personale si trasforma in linguaggio artistico.

Il lavoro di Zezur ha ottenuto visibilità in diversi contesti espositivi negli ultimi anni, tra cui la collettiva Italy World a Tokyo e diverse esposizioni in Italia. Il progetto Dentro l’incubo, oltre il buio è stato presentato come un percorso in cui il libro costituisce la spina dorsale narrativa della mostra.

Transmediale per necessità, non per moda

La forza del progetto sta nella sua coerenza interna. La materia mostra ciò che la voce non riusciva a dire. Il libro racconta perché quelle opere esistono. La musica prova a farle respirare. Non è pittura che diventa illustrazione di una biografia, né un libro usato come strumento promozionale, né una canzone nata per inseguire una tendenza digitale.

Con Sono Libero, Zezur non abbandona la pittura: la espande. Non sostituisce il libro: lo attraversa. Non usa l’IA per apparire contemporaneo: la usa come un materiale ulteriore, dichiarato, riconoscibile, coerente con una pratica artistica che da sempre lavora sul rapporto tra corpo, assenza, memoria e voce.

Maggiori informazioni su www.valeriozezur.it.

- Advertisement -
ARTICOLI CORRELATI

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

- Advertisment -

Most Popular

- Advertisement -

Recent Comments