HomeCulturaDa Jeffery Deaver a Giulio Ferroni, le novità in libreria

Da Jeffery Deaver a Giulio Ferroni, le novità in libreria

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Ecco una selezione delle novità in libreria, tra romanzi, saggi, libri d’inchiesta e reportage, presentata questa settimana dall’AdnKronos.

Arriverà sugli scaffali con Bompiani, il 22 luglio, ‘Omicidio a Villapedrosa’ di Flavio Soriga. L’omicidio di Antonio Maria Monni, quarant’anni, marito della barista di Villapedrosa, un paese come tanti della costa ovest della Sardegna che d’estate si dilatano e d’inverno si restringono, è apparentemente inspiegabile. A indagare è Martino Crissanti, ufficiale dei carabinieri e antropologo mancato, ma a raccontarci questa storia è Alessandra Lombardi, giornalista quarantenne romana che in Sardegna torna ogni tanto per ragioni di famiglia e sì, anche per Martino. Amici, amanti, complici, condividono il disincanto, l’amore per un’isola attraente d’estate e non facile da vivere il resto dell’anno, la curiosità per i misteri dell’animo umano, anche quelli che portano ai delitti, in solitario oppure organizzati, e alle azioni della malavita armata di kalashnikov.

E proprio Alessandra raccoglie i fili dell’indagine che Crissanti, riflessivo e paziente, non abbandona anche quando sembra non arrivare a nessuna certezza. E queste due solitudini vicine raccontano a loro volta la fatica di capirsi, trovarsi, intendersi. Un noir di finissima indagine psicologica. Flavio Soriga è nato a Uta, in provincia di Cagliari. A venticinque anni ha vinto, con il romanzo d’esordio ‘Diavoli di Nuraiò’, il premio Italo Calvino per inediti. Tutti i suoi romanzi sono pubblicati da Bompiani.

E’ in libreria con Mondadori ‘I conti senza l’oste’ di Filippo Venturi. Emilio è stato incastrato: non dalla polizia, stavolta, e nemmeno da una tavolata di clienti impossibili, ma dalla sua fidata (o così credeva) cameriera Alice, che ha deciso di partecipare con la Vecchia Bologna alla sfida tra ristoranti più popolare della tv italiana. Tutto è pronto per accogliere i giudici quando arriva una notizia terribile: hanno ammazzato Delfo. Delfo non era solo il ristoratore della serranda accanto, era un’istituzione cittadina, conosciuto da tutti per il garbo d’altri tempi con cui da cinquant’anni accontentava e sopportava avventori di ogni tipo. Il corpo è stato ritrovato nel suo locale, la testa in una pozza di sangue, e accanto c’era Amir, il lavapiatti bangladese, lo sguardo perso nel vuoto e un portafogli tra le mani. Per il commissario Iodice non ci sono dubbi sulla sua colpevolezza.

Emilio, invece, di dubbi ne ha eccome, perché sa chi era per Delfo quel ragazzo silenzioso: quasi un figlio. E si mette in testa di dimostrare la sua innocenza, possibilmente prima di ritrovarsi in cucina una troupe televisiva. Inizia così le sue indagini parallele in una Bologna messa sottosopra dai lavori per le nuove linee del tram. Non può immaginare che questo caso lo porterà a imbattersi in una delle pagine di cronaca nera più dure della storia italiana. Oste per passione, detective per caso e umorista per necessità, l’irresistibile personaggio nato dalla penna di Venturi deve affrontare una doppia sfida: trovare un assassino e sopravvivere alle telecamere di un reality show.

E’ in libreria con Laterza l’ultimo saggio di Giulio Ferroni, professore emerito di Letteratura italiana alla Sapienza di Roma, ‘Tra Scilla e Cariddi’. Dal passaggio di Ulisse tra Scilla e Cariddi alle varie riprese del mito, con i transiti succeduti nel corso del tempo, fino ad altri racconti e ad altri sguardi che la letteratura ha fissato sullo Stretto, dalla fiaba di Colapesce agli esiti della moderna letteratura siciliana, fino a quel capolavoro novecentesco che è Horcynus Orca: Giulio Ferroni, finissimo letterato, scrive un panegirico per lo Stretto a mostrare l’offesa che l’idea stessa di un ponte porta al lascito del passato e a tutta la vita presente.

Giulio Ferroni dichiara, fin da subito, che il libro nasce da una preoccupazione e da un disappunto: preoccupazione per il danno ambientale, storico, civile, che costituirebbe il progettato ponte sullo Stretto; disappunto (salvo poche eccezioni) per l’indifferenza degli intellettuali di fronte a questa violazione di un luogo capitale dell’identità italiana ed europea, del mito classico, della bellezza, della storia, del lavoro e del dolore umano. Il libro intende mostrare come l’idea stessa di un simile ponte, tanto più nelle tragiche circostanze che il mondo sta vivendo, rappresenti profanazione del lascito del passato e del presente. Non un ‘volano dello sviluppo’, come si sente ripetere, ma un’alterazione definitiva di un habitat naturale e storico, che va difeso fino in fondo.

Mito, storia, letteratura, vengono convocate come segni necessari di resistenza alle offese che oggi aggrediscono la natura e la vita. Così, pagina dopo pagina, leggiamo alcuni dei più essenziali racconti e passaggi, immaginari e reali, che nel corso del tempo hanno toccato lo Stretto.

E’ sugli scaffali con Sellerio ‘La parabola della Repubblica’ di Luciano Canfora. Come mai, a 80 anni dall’insediamento della Costituente, la formazione politica che – come è stato disinvoltamente affermato – ‘non rinnega nulla’, e perciò celebra Almirante e la fondazione (dicembre 1946) del Movimento Sociale Italiano, guida il governo del Paese? Evidentemente, quando è parso esser giunto il momento opportuno, il post-fascismo atlantizzato e rinfrescato con lessico aggiornato (grondante ‘democrazia’) si è prospettato come ‘carta vincente’ su cui ha puntato con successo, per i destini del nostro Paese, la Grande Potenza Tutrice.

La parabola della Repubblica è approdata, attraverso crisi drammatiche, successi e sconfitte, al furbesco recupero di un passato che si fingeva fosse superato. Una traiettoria che Luciano Canfora insegue, ricostruendo in tale prospettiva tappe fondamentali della sto- ria repubblicana a partire dalla sua difficile nascita.

Sarà in libreria con Guanda dal 17 luglio ‘L’amore è sopravvalutato’ di Brigitte Giraud. Una donna non sa come dire al proprio uomo che ha smesso di amarlo senza una ragione, tanto che ormai anche la sua semplice presenza le risulta molesta; una mamma, all’improvviso e inspiegabilmente, abbandona il marito e, con lui, la figlia, lasciando dietro di sé un annichilito senso di solitudine e smarrimento; una ragazza si illude di poter ricominciare ad amare soltanto perché ne ha una voglia infinita e impacciata.

Amore, cui fanno da contrappunto dolore, morte, assenza, solitudine, violenza, in undici racconti, undici storie minime ma immense nella loro capacità di ritrarre la vita comune, talvolta banale, dei sentimenti. Brigitte Giraud analizza e disseziona con un linguaggio ruvido e quasi scontroso le umanissime reazioni di chi perde l’amore; i piccoli ed enormi gesti compiuti per colmare il vuoto di una quotidianità dolorosa e inquieta; il senso di desolazione che nasce dal timore dell’inevitabile giudizio della gente.

Rizzoli manda sugli scaffali ‘Affari di sangue’ del maestro del thriller Jeffery Deaver. Tredici nuovi racconti, tra cui una nuova indagine per Lincoln Rhyme e una sfida per Colter Shaw. Tredici thriller in miniatura in cui ogni dettaglio può rivelarsi decisivo e ogni soluzione nascondere un inganno. In ‘Affari di sangue’, Jeffery Deaver – spiega l’editore – raccoglie storie diverse per ambientazione e ritmo, ma tutte legate da un crescendo di tensione che evolve a ogni pagina e prende forma in variazioni sempre differenti.

Una babysitter finisce al centro di un gioco troppo pericoloso, un analista della CIA viene mandato sotto copertura nell’Europa dell’Est, un inafferrabile serial killer colpisce a Milano. E poi: un complotto contro un candidato alla presidenza degli Stati Uniti, un delitto a una conferenza di giallisti, una letale scoperta archeologica e una nuova pista su Jack lo Squartatore. Fino ad arrivare a un’operazione per stanare un narcotrafficante bibliofilo, all’indagine non autorizzata di un geniale e ossessivo fan di Sherlock Holmes, a una fatale sparatoria in un minimarket e al caso di una brillante detective che segue una scia di sangue all’apparenza indecifrabile.

Ciascun racconto la tappa di un percorso narrativo che attraversa i territori sconfinati del genere, dall’indagine classica alla spy story, passando dal thriller psicologico a un’incursione nel mistero letterario. Ma, sebbene lo scenario cambi, resta sempre riconoscibile la mano di Deaver e ogni storia conduce il lettore verso una verità che, solo alla fine, si rivela altrove.

Garzanti propone ‘La casa dimenticata’ di Pegah Moshir Pour, scrittrice nata in Iran nel 1990 e trasferitasi in Italia con la famiglia quando aveva nove anni. Sua madre vuole che Farah vada via da Teheran. Per lei questo è l’unico modo per costruire un futuro. Farah, invece, immagina un Iran diverso, libero, e vuole restare. Non scappare all’estero come ha fatto suo nonno. Non le è chiaro il motivo per il quale sia partito: sua madre non ne vuole parlare. Lo scopre soltanto quando la nonna le dice dove trovare una chiave misteriosa. La chiave di una casa dimenticata, piena di polvere: quella in cui abitava il marito. Lì, un baule custodisce un tesoro: un vecchio diario, libri, riviste e documenti che raccontano le azioni di un gruppo di donne e di uomini che credeva nella libertà di pensiero. Quella che in Iran oggi manca. Farah decide di essere coraggiosa. Non solo inizia a scavare nel passato disobbedendo alla madre, ma apre la porta della casa a due donne e ai loro bambini. Donne con storie differenti, ma accomunate dallo stesso desiderio di libertà. Donne che vogliono qualcosa di diverso, che non hanno paura della parola resistenza. Farah sente finalmente di avere uno scopo. Eppure, c’è un segreto più pericoloso della violenza della polizia e delle esplosioni che fanno sgretolare l’intonaco del soffitto. Un segreto che riguarda il nonno e sua madre. La sfida, per Farah, è accettare che le rivoluzioni più difficili da scatenare sono quelle che cambiano noi stessi.

Pegah Moshir Pour ha riscosso un grande successo di critica e pubblico con ‘La notte sopra Teheran’, più volte ristampato. Da anni attivista per i diritti umani, è spesso ospite di giornali e tv e si è fatta portavoce di chi si batte per un futuro diverso in Iran e in altri paesi. In questa nuova storia, ci racconta di una ragazza di oggi che vuole scoprire le sue radici. E ci mostra che la vera ricchezza di un paese sono le persone che lottano per il futuro.

Fazi manda in libreria ‘Nero come il mare’ di Charlotte McConaghy, un thriller letterario che – spiega l’editore – ha ammaliato pubblico e critica: un fenomeno editoriale internazionale da 700.000 copie vendute. Dominic Salt e i suoi tre figli sono i custodi di Shearwater, una piccola isola non lontana dall’Antartide. Sede del più grande deposito di semi del mondo, Shearwater un tempo ospitava un gruppo di ricercatori, ma a causa dell’innalzamento del livello del mare ora i Salt sono rimasti soli. L’isolamento li ha messi a dura prova, ma un giorno una terribile tempesta porta con sé Rowan, una donna in fin di vita che viene trascinata sulla spiaggia dalle onde. Dominic e i suoi figli cominciano a prendersene cura, e in loro germoglia l’idea che lei potrebbe essere proprio ciò di cui hanno bisogno. Dal canto suo Rowan, abituata a badare a se stessa, inizia a immaginare di poter tornare a condividere il futuro con qualcuno. Eppure, non dice tutta la verità sul motivo per cui è arrivata a Shearwater. E quando scopre che le radio sono state sabotate e una tomba è stata scavata di recente, si rende conto che anche Dominic nasconde dei segreti. Mentre le tempeste che si abbattono sull’isola si fanno sempre più violente, i due sono costretti a prendere una decisione: possono fidarsi l’uno dell’altra? E possono finalmente lasciarsi alle spalle le tragedie del passato per creare qualcosa di nuovo, insieme?

Incredibilmente avvincente e scritto con una prosa evocativa, Nero come il mare è un thriller dall’ambientazione spettacolare; ricco di amore in tutte le sue forme, colpi di scena sbalorditivi e paesaggi di una bellezza vertiginosa, ci parla delle scelte impossibili che dobbiamo compiere per proteggere le persone che amiamo.

“La moda è un ponte fra il presente e il futuro, attraverso l’eleganza”. Lo spiega Carlalberto Corneliani, figlio di un fabbricante di impermeabili e fondatore dell’omonimo marchio di abbigliamento, che si racconta per la prima volta in ‘Questione di stoffa’, l’autobiografia pubblicata da Solferino. La sua è la storia di un giovane nato prima della guerra e cresciuto nell’Italia del boom, di un imprenditore illuminato, che è sempre rimasto profondamente legato alla famiglia, considerata il fulcro di tutto, e alla sua città, Mantova, il luogo dei ricordi, del cuore, dell’attività imprenditoriale.

Sono due le spinte interiori alla base della sua fortuna: la ricerca quasi ossessiva della perfezione e il sogno – realizzato – di uscire dalla dimensione locale e conquistare il mondo con le sue creazioni di moda. Dai ricordi di bambino alle sfide che la famiglia si trova ad affrontare nel dopoguerra, dalle difficoltà degli anni Cinquanta alla ripresa in quelli del boom, dall’espansione in America agli scontri sul nodo della gestione futura dell’azienda: in queste pagine si dipana un’appassionante saga familiare che si intreccia con la storia di quasi un secolo del nostro Paese.

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