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Usain Bolt e Alex Schwazer, vincenti agli antipodi

[oblo_image id=”1″] Giamaica o Alto Adige, fisico statuario o muscoli appena accennati, eccentricità istrionica o riservatezza. Di primo acchito, non ci sono punti di contatto tra Usain Bolt e Alex Schwazer. E non a caso hanno scelto le discipline più distanti nell’universo dell’atletica. Bolt è il nuovo figlio del vento. Ha distrutto avversari e record del mondo nei 100 e nei 200 metri prima di convidere la gioia dell’oro con i compagni della staffetta. Una superiorità tanto eclatante da non ammettere repliche. Le uniche critiche le ha ricevute per l’esultanza ritenuta eccessiva da componenti del Comitato Olimpico. Per il resto la sua falcata apre una nuova frontiera nel mondo della velocità. Ad appena 22 anni, il futuro è completamente nelle sue mani. Le sue gare sono una stilettata. Nove secondi e sessantanove centesimi: troppo pochi per creare suspence. Tutto si condensa in un brivido da vivere in apnea

[oblo_image id=”2″] Alex Schwazer ama la fatica. Non soltanto quella delle gare di  50 km di marcia dove bisogna convivere con la paura di incappare in una crisi o in una squalifica. Allenamento dopo allenamento si è innamorato anche della sofferenza dei mesi di preparazione lontani dalla luce dei riflettori. A Pechino ha salvato la spedizione azzurra dell’atletica con una medaglia d’oro a sorpresa ma non troppo. Perchè nulla può essere precluso ad uno che appena dopo aver tagliato al terzo posto il traguardo di un mondiale impreca per non aver avuto a disposizione qualche altro chilometro per completare la rimonta. E nella canicola cinese ha costruito il suo capolavoro in oltre tre ore e mezza. Un tempo più che sufficiente per gustarsi passo dopo passo la propria gara perfetta, per ripensare a tutta la strada percorsa in solitudine durante i mesi di avvicinamento all’evento a cinque cerchi, persino per alzare lo sguardo verso il pubblico una volta entrato nello stadio. E proprio per questo sa apprezzare ancora di più quella medaglia che vale una carriera: “Bolt fa meno fatica di me e guadagna dieci volte di più. Eppure io sono più contento di lui”.

Non sempre i contratti degli sponsor o i flash fotografici sono la scorciatoia verso la facilità. E poco importa se la tua passione non è condivisa dalla massa o se ti costringe a continui sacrifici e rinunce. Basta credere nella bontà della propria scelta per giore della propria fatica. Lo ripete anche Schwazer: “Continuerei ad essere fiero di quello che faccio, anche se arrivassi decimo”. Avete mai sentito qualcosa di più straordinario da uno che ha appena vinto un oro olimpico?

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