Ultima freccia maledetta: i rimpanti di Nespoli

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[oblo_image id=”1″] Si dovrebbe parlare di Valentina Vezzali, la regina del fioretto. Ma cosa si può aggiungere su una campionessa che vince il terzo oro olimpico consecutivo e che nel momento più delicato della finale trova il guizzo per infilare la stoccata decisiva a quattro secondi dal termine? Ogni commento è superfluo: l’autocandidatura come portabandiera per i Giochi di Londra 2012 è invece quanto mai fondata e credibile. Preferiamo commentare un eroe mancato. Mauro Nespoli era l’esordiente nella nostra nazionale di tiro con l’arco. Una di quelle discipline di cui ci ricordiamo ogni quattro anni diventando improvvisamente tifosi dei nostri portacolori per poi dimenticarci rapidamente dei protagonisti appena cala il sipario sulle Olimpiadi. Nespoli ha retto bene la pressione contribuendo al cammino degli azzurri sino all finale. Anche contro i maestri sudcoreani aveva mantenuto sangue freddo e mano ferma. Sino all’ultima freccia. Quella fatale. Sette: un numero che fa felici gli scolari e calciatori quando leggono le pagelle ma che per un tiratore sa di condanna. Ed, infatti, per appena due punti (227 a 225) l’Italia si è dovuta accontentare dell’argento. Chissà quante volte Mauro Nespoli ripenserà a quell’ultima maledetta freccia. A quello che poteva essere e non è stato. Ma nelle specialità dove la componente fisica non è così preponderante, i nervi diventano la variabile determinante. E i finali di gara possono regalare colpi di scena clamorosi. Come dimenticare il grottesco dramma di Matthew Emmons? Ai giochi di Atene del 2004, lo statunitense era nettamente al comando della gara di carabina da 50 metri. Gli sarebbe bastato un ultimo colpo in “sicurezza” per garantirsi la medaglia d’oro. Lui fece centro pieno. Alzò le braccia per festeggiare ma guardando il tabellone vide uno zero accanto al suo nome. Pensando ad un errore richiamò i giudici. Dopo un interminabile silenzio, qualcuno tra il pubblico cominciò a rumoreggiare. Emmons guardò meglio e scoprì la più incredibile beffa della sua vita. Aveva fatto centro, ma aveva mirato il bersaglio sbagliato: quello dell’avversario che stava al suo fianco. Addio vittoria, addio podio. In compenso la sua disavventura gli regalò una popolarità sconosciuta agli altri tiratori. Speriamo che anche Nespoli possa ripensare con serenità all’ultima freccia. In fondo, avrà ancora tante occasioni per prendersi la rivincita con la sorte.