Non gioco più, me ne vado. Perdere e ritirarsi

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[oblo_image id=”1″] Due mondi diversi, eppure le loro storie sono così simili. Il nostro schermidore Aldo Montano e la nuotatrice francese Laure Manadou hanno toccato presto l’apice della carriera. Per entrambi l’ Olimpiade di Atene del 2004 è stata il momento della consacrazione: medaglia d’oro, fama e copertine dei giornali. Belli, vincenti e pure fotogenici. Dopo si sono divisi tra il loro status di atleti e il nuovo ruolo di personaggi pubblici occupando progressivamente sempre meno spazio sui quotidiani sportivi e sempre di più sulle riviste di gossip. Entrambi avevano dato appuntamento a Pechino per zittire i critici che condannavano la loro eccessiva esposizione mediatica stanchi dei pettegolezzi sulle rispettive vite sentimentali. Stavolta però piscina e pedana non sono state benevole: Aldo Montano e Laure Manadou sono rimasti lontani dal giro delle medaglie. E per chi ha assaportato il dolce sapore della vittoria, la sconfitta ha un retrogusto ancora più amaro. Inoltre, sia nella scherma che nel nuoto, i giochi a cinque cerchi sono l’appuntamento più prestigioso: fallirlo significa dover programmare un nuovo piano quadriennale d’allenamenti. L’età consentirebbe di guardare con fiducia al futuro. A venir meno sono le motivazioni. Così la Manadou, si limita ad annunciare tra le lacrime di non sapere se ha ancora voglia di continuare, mentre Montano si rifugia nella delusione del momento lasciando irrisolti i punti interrogativi sul proseguimento della carriera.

Eppure, proprio ora avrebbero l’occasione di dimostrare la propria dedizione allo sport rispondendo a chi insinuava sulla loro professionalità. Rialzarsi dopo essere caduti è l’impresa più entusiasmante per un campione. Chissà se la Manadou e Montano vorranno provarci. In fondo, anche le sconfitte possono essere salutari. A volte aiutano a far capire che cosa si vuole davvero ritrovando la strada maestra.