La guida Slow Wine 2027 è arrivata in libreria con un segnale chiaro: nonostante un anno difficile per il settore, la viticoltura italiana non si ferma. Presentata il 17 ottobre a Milano davanti a produttori e appassionati, la pubblicazione di Slow Food Editore conta 168 nuove cantine in ingresso, 2.059 schede totali e oltre 7.800 vini recensiti. Un lavoro collettivo firmato da 253 collaboratori che ogni anno percorrono filari e visitano aziende in tutta Italia.
Giancarlo Gariglio, curatore della guida, non nasconde le contraddizioni del momento: Il dato che ci interessa di più è il ricambio. Abbiamo 168 ingressi a fronte di 132 uscite: quindi 36 cantine recensite in più, in un anno nel quale le difficoltà si fanno sentire. Tra i nuovi ingressi figurano sia progetti recenti sia aziende con una storia più lunga, segnalate dai collaboratori durante le visite annuali. A crescere in modo evidente sono il Sud e la Sicilia, che aumentano il numero di cantine recensite. Vorremmo che il lettore trovasse un vino, ma anche un luogo da visitare e una persona da conoscere, aggiunge Gariglio.
Il quadro che emerge dalla guida è però tutt’altro che sereno. Calo dei consumi, eccessi di produzione, costi in aumento e danni climatici sempre più pesanti mettono sotto pressione l’intera filiera. La contraddizione è che continuiamo a difendere la quantità mentre rischiamo di perdere valore, osserva Gariglio. Per molte aziende, i danni economici più pesanti arrivano dal vigneto, prima ancora che dal mercato: gelate, grandinate, peronospora, scottature, siccità, piogge torrenziali. Si può perdere una parte enorme del raccolto dopo aver già sostenuto quasi tutti i costi per produrlo. La risposta, secondo il curatore, passa da investimenti continuativi in ricerca agronomica, tutela dei suoli e protezione dei territori più fragili, a partire dai vigneti di collina e montagna.
I sette premi speciali: dalle radici pugliesi alla vigna sociale lombarda
La mattinata milanese ha visto la consegna dei sette premi speciali di Slow Wine 2027. Il Premio alla Carriera è andato a Teobaldo Rivella (Piemonte), oltre sessant’anni di vendemmie condotti con coerenza e senza cedere alle mode. Ho sempre seguito le mie idee. Ho rinunciato alla chimica e ho continuato semplicemente a coltivare la terra e a fare il vino nel modo in cui credevo, ha detto Rivella.
Il Premio alla Novità dell’anno ha premiato Nicola Siriaco (Puglia), che ha trasformato l’azienda agricola di famiglia in un progetto personale ispirato all’esperienza in Borgogna. Il suo negroamaro La Gariga — agile, vibrante, lontano dalle interpretazioni muscolari — racconta una Puglia contemporanea capace di interrogare la propria tradizione. Questa terra può essere raccontata in modo nuovo, ha detto Siriaco, lanciando un appello ai mercati internazionali.
Il Premio per l’Accoglienza in cantina è andato a Ca’ Rugate (Veneto), che ogni anno accoglie 24.000 visitatori tra museo del vino, fattoria didattica e fattoria sociale, aperta sette giorni su sette. Avere visitatori con sensibilità differenti fa capire quanto sia calamitante il mondo del vino, ha commentato Michele Tessari.
Il Premio al Giovane Vignaiolo ha riconosciuto Nikolas Juretic (Friuli-Venezia Giulia) per un approccio sartoriale alla vigna — lavoro parcella per parcella, imbottigliamento per singola vigna — e per aver contribuito con il progetto Senza Meja a riunire una nuova generazione di vignaioli friulani e sloveni.
Il Premio Slow Wine Coalition alla Solidarietà è andato a Clarabella (Lombardia), cooperativa sociale che impiega persone con fragilità psichiatrica come lavoratori a tutti gli effetti. Noi cerchiamo di dare una nuova occasione di riscatto e di inclusione: tornare a lavorare aiuta a cambiare la propria immagine percepita all’esterno, ha spiegato Alessandro Mogavero, responsabile della cascina.
Il Premio per la Viticoltura Sostenibile ha premiato Thomas Niedermayr (Alto Adige) per aver trasformato il proprio maso in un laboratorio sui vitigni resistenti PIWI, riducendo drasticamente i trattamenti fitosanitari. Seguire l’evoluzione fa parte della natura, ha sintetizzato Marlene Ausserer, co-conduttrice della cantina.
Il Premio per la Vitalità del Suolo è andato ad Arianna Occhipinti (Sicilia), che da Vittoria (Ragusa) difende non solo i propri vigneti ma l’intero territorio circostante, minacciato da rifiuti e abbandono. Il suolo non è semplicemente il luogo in cui coltiviamo, ma una risorsa viva da cui dipende la possibilità stessa di continuare a farlo, ha detto Occhipinti.
La grande degustazione e i numeri della guida
Nel pomeriggio si è svolta la degustazione che ogni anno chiude la presentazione: 450 produttori ai banchi di assaggio, oltre 1.000 vini in mescita. Un appuntamento reso possibile anche dalla collaborazione con i sommelier della Fisar, che da 12 anni affiancano Slow Wine e hanno adottato la guida come testo didattico per i propri corsisti.
I numeri dell’edizione 2027 restituiscono la dimensione del lavoro: 7.809 vini recensiti, 247 Chiocciole (le cantine buone, pulite e giuste), 173 Bottiglie per l’eccellenza organolettica, 56 Monete per il miglior rapporto qualità-prezzo, 779 Top Wine e 231 Best Buy. Sono 1.204 le cantine che praticano agricoltura biologica o biodinamica certificata o sono in conversione, e 466 quelle che offrono ospitalità. La guida segnala anche 250 locali del Bere Slow.
Slow Wine Fair 2027: a Bologna a febbraio
La presentazione è stata anche l’occasione per anticipare la prossima edizione della Slow Wine Fair, in programma a BolognaFiere dal 21 al 23 febbraio 2027. Federico Varazi, vicepresidente di Slow Food Italia, ha delineato l’ambizione della manifestazione: affrontare le contraddizioni del settore, dalla vinificazione illegale delle uve da tavola all’abbandono dei territori vocati, dallo sfruttamento del lavoro alle difficoltà della ristorazione. La Slow Wine Fair è il luogo ideale per tracciare una rotta comune per il vino del futuro, ha detto Varazi. Un laboratorio aperto a produttori, distributori, ristoratori e appassionati.