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Se il campione diventa pericoloso per se stesso

[oblo_image id=”1″] Ci sono tanti modi per reagire ad un proprio errore. C’è chi impreca, chi cerca un capro espiatorio (uno spettatore o l’arbitro) o chi invece preferisce prendersela con se stesso. Ma a volte l’autocritica degenera nell’autolesionismo allo stato puro e per punirsi si finisce con il farsi male sul serio. E’ ciò che è capitato a Michail Youzhny, numero 11 al mondo di tennis, che non è riuscito a contenere la rabbia per un rovescio fuori misura durante il match con l’argentino Acasuso nel torneo di Key Biscayne. Nel terzo e decisivo set, sul 5-4 per il suo avversario, il russo ha mancato una favorevole occasione e ha reagito in modo inconsulto. Si è tirato una serie di racchettate sulla testa fino a procurarsi una profonda ferita alla tempia. A quel punto il match è stato sospeso per permettere ai medici di suturare il taglio. Un incidente quasi benefico visto che l’interruzione è servita a Youzhny per ritrovare la lucidità e conquistare l’agognata vittoria. Forse i postumi del colpo alla testa si sono avvertiti nel turno successivo quando l’irascibile moscovita è stato eliminato dal più pacato Tipsarevic…

Purtroppo, vi sono nella storia recente dello sport episodi analoghi ma con conseguenze più drammatiche. E’ sempre scioccante rivedere le immagini del raptus che ha colpito il cestista serbo Boban Jankovic. Durante la semifinale di basket del campionato greco del 1993, Jankovic si vide annullare quello che sarebbe stato il suo ultimo canestro dall’arbitro per un fallo in attacco. Il giocatore si scaraventò contro il pilastro che sorreggeva il tabellone  tirando una testata violentissima. Subito soccorso disse:”Non sento più le mani”. Purtroppo gli esami confermarono le preoccupazioni condannando Jankovic alla carrozzina per una grave forma di tetraplagia.

Anche il nostro basket ha presentato un esempio di autolesionismo, per fortuna meno raccapricciante. L’allenatore della Benetton Treviso, Oktay Mahmuti, ha sfogato la sua delusione per la pessima prestazione della sua squadra in Coppa Uleb, scagliando un pugno sulla panchina. Risultato: frattura del polso e Benetton ancora in piena crisi.

Tutti esempi di come la trance agonistica possa ottenebrare la mente in modo inaudito. Eloquenti le parole del povero Boban Jankovic nel ricordare i momenti che hanno precedeuto il suo dramma: “Ero come su una macchina, ma non ero io a guidare. Ancora non so darmi una spiegazione di quello che mi è successo”.

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