Pietre di scarto che diventano arco. È questa l’immagine al centro della terza Porta della Speranza, inaugurata oggi alla Casa Circondariale di Lecco e progettata dall’architetto e curatore Joseph Grima di Space Caviar. L’opera si ispira al Salmo 118,22 — La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo — e traduce quella metafora biblica in una struttura fisica collocata nell’area antistante il carcere di Pescarenico.
Il progetto Porte della Speranza è promosso dalla Fondazione Gravissimum Educationis, con il patrocinio del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede e in collaborazione con il Ministero della Giustizia tramite il DAP. A realizzarlo, il Comitato Giubileo Cultura Educazione e Rampello & Partners, con il contributo di Fondazione Cariplo e il supporto di Fondazione Enaip Lombardia ETS.
Un workshop, un prototipo, una porta
Il 25 settembre scorso, le persone detenute hanno partecipato a un workshop all’interno dell’istituto insieme ad associazioni e istituzioni della città. Ciascun partecipante ha scelto una pietra, l’ha associata a una propria speranza e l’ha collocata nella struttura, contribuendo alla costruzione di un prototipo collettivo. Le stesse pietre sono state poi recuperate e riutilizzate per la Porta definitiva.
Quel passaggio — materiali che attraversano fisicamente la soglia del carcere per prendere posto nello spazio pubblico — è il cuore simbolico dell’intera operazione. Questo progetto è la materializzazione della speranza attraverso il lavoro, afferma Joseph Grima. Quando, sei mesi fa, abbiamo realizzato un primo laboratorio con le persone detenute, è emersa con forza l’importanza del lavoro come strumento per ritrovare la propria identità.
Dal punto di vista costruttivo, un’anima in acciaio sostiene l’assemblaggio degli elementi lapidei. Gli scarti di porfido sono stati forniti da Porfido Pedretti, mentre Colombo Costruzioni ha realizzato la struttura metallica. Gli aspetti tecnici e le certificazioni sono seguiti da Maurizio Milan di BUROMILAN.
Carcere e città: un dialogo che diventa opera pubblica
Porte della Speranza si muove su due direttrici. All’interno degli istituti penitenziari promuove attività educative, laboratoriali e pastorali, con un ruolo centrale affidato alla formazione professionale sviluppata con realtà come l’Accademia di Belle Arti di Brera e ALMA – La Scuola Internazionale di Cucina Italiana. A queste si affiancano borse lavoro, programmi professionalizzanti e strumenti di orientamento post-pena.
All’esterno, le opere diventano installazioni pubbliche che portano il tema del carcere nello spazio urbano. La direttrice della Casa Circondariale di Lecco, Luisa Mattina, sottolinea il valore collettivo del gesto: Da soli si può fare poco, insieme si costruiscono opere capaci di durare nel tempo. La Porta della Speranza ci ricorda che il reinserimento delle persone detenute e la sicurezza sociale sono responsabilità condivise.
I dati citati da Giovanni Azzone, presidente di Fondazione Cariplo, rendono il punto ancora più concreto: chi segue percorsi di reinserimento ha una probabilità del 19% di tornare a delinquere, contro il 68% di chi non ne beneficia. Per chi accede a misure alternative con inserimento professionale, la probabilità scende al 2%. L’umanità e la possibilità di un riscatto sono il faro delle attività rivolte alle persone detenute, afferma Azzone.
Un percorso che attraversa l’Italia
La Porta di Lecco è la terza di una serie avviata in Italia nel 2026. La prima è stata firmata da Michele De Lucchi per la Casa Circondariale di Milano San Vittore; la seconda da Stefano Boeri Architetti per il carcere Nerio Fischione di Brescia, sul tema del lavoro come speranza.
Entro la fine dell’anno sono previste altre inaugurazioni: Ersilia Vaudo Scarpetta ha lavorato con la sezione femminile di Reggio Calabria, Gianni Dessì con Regina Coeli a Roma, Mario Martone con Santa Maria Maggiore alla Giudecca a Venezia, Massimo Bottura con il Pagliarelli di Palermo. A Matera, la Porta sarà firmata da Lord Norman Foster nell’ambito delle iniziative per Matera Capitale della Cultura e del Dialogo 2026.
Architettura, arte, design, cinema, cultura del cibo e ricerca scientifica entrano così, con linguaggi differenti, in relazione con la realtà penitenziaria. Ogni opera assume una forma autonoma, legata al luogo e alle persone che lo abitano.
L’intero percorso sarà raccontato in un film diretto da Giuseppe Carrieri e in una pubblicazione collettiva con testimonianze artistiche, contributi degli autori e interventi delle persone detenute.