HomeTecnologiaNarcisismo digitale: chi siamo ce lo dice la rete.

Narcisismo digitale: chi siamo ce lo dice la rete.

[oblo_image id=”1″]Sono tante le persone che usano Internet per diffondere informazioni personali, dai dati anagrafici alle foto, e per cercare informazioni sugli altri. Il motivo? Un’ indagine americana sottolinea che lo si fa specialmente per narcisismo e che sono poche le verifiche sulla veridicità dei dati. I giovani sono più attenti e responsabili degli adulti e la rete è un ottimo database per cercare lavoro e vecchi compagni di scuola.

Andiamo, ammettetelo: quante volte avete digitato in rete il vostro nome o vi avete inserito dati personali presi da un narcisismo online inarrestabile? In America la cosa è sempre più diffusa tanto che su 1623 intervistati il 47% lo dichiara senza alcun timore: immettono nella rete informazioni su sé stessi e cercano quelle altrui.

A fare una ricerca sul fenomeno è la “Pew Internet &American Life project” che si occupa di analizzare la vita dei media online e le sue tendenze. L’indagine è stata chiamata “Digital footprints” (impronte digitali), come quelle lasciate dai milioni di utenti che da qualche anno ritengono naturale affidare alla rete nomi, cognomi, indirizzi, numeri di telefono, foto e una gran quantità di dati personali. Nell’era del web 2.0 ma anche della privacy e della trasparenza, due concetti spesso in contrapposizione, i narcisi digitali dimostrano, come sottolineano i dati, di non farlo tanto per controllare cosa c’è su di loro in rete ma per egocentrismo. Con maggior incoscienza e disinvoltura gli adulti rispetto ai giovani che invece sembrano più responsabili.

[oblo_image id=”2″]All’ 11% degli americani in rete appartiene chi deve presentarsi ed autopromuoversi per lavoro; l’87% del campione ha dichiarato di aver trovato online informazioni veritiere ed il 21% non se l’aspettava. Il 13 pensava ce ne fossero di più.Il 53 si affida ad Internet per cercare informazioni su persone conosciute soprattutto per contattarle. Nostalgici gli uomini, che vogliono ritrovare compagni di scuola e fidanzate: uno su 5 dice di esserci riuscito. Concrete le donne: vogliono sapere qualcosa di più su chi stanno frequentando. Naturalmente la rete serve per avere informazioni e conferme, o smentite, su curriculum e esperienze lavorative: per chi esamina candidati è un ottimo database. Anche i colleghi d’ufficio non disdegnano di cercare dati sui propri vicini di scrivania: negli States si chiama digital dirt, perchè si spera di scoprire qualcosa di piccante. La ricerca ha diviso gli intervistati in 4 gruppi: in testa con il 43% gli spensierati inerti, poi il 21 di attenti preoccupati, seguiti dal 18 dei preoccupati abulici e dal 17 di creativi consapevoli.

In conclusione gli esperti di privacy in rete danno ai “netizen” (cittadini della rete), per lo più irresponsabili, un consiglio: attenti! Più informazioni diamo sul web più diventiamo conoscibili e rintracciabili.

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