HomeSpettacoloCinemaL'urlo di Penélope in una spento affresco catalano

L’urlo di Penélope in una spento affresco catalano

Vicky Cristina Barcelona
Di Woody Allen
USA/Spagna 2008
Nomination: migliore attrice non protagonista (Penélope Cruz)

Una premessa: se siete fan sfegatati di Woody Allen pronti a uccidere per lui, non sparate sullo scribacchino (ovverosia il sottoscritto). Qui non si nega l’immortalità del maestro. Casomai, l’errore è nei titoli: “Vicky Cristina Barcelona”, directed by Ente del Turismo della Catalogna.

La prima cosa che viene in mente da dire una volta usciti dalla sala è “però, quanto è bella Barcellona. Quando partiamo?” Promozione turistica che non risparmia alcun angolo di Barcellona, dal Parc Guell al Tibidabo, dal porto antico alle Ramblas. E fin lì, niente di male. Anche perché nessuno nega lo splendore in sé del posto. Il problema è che, magari, si doveva trattare di un film di Woody Allen. E purtroppo quello non è pervenuto.

Sbandierata ai quattro venti come una delle pellicole più attese della stagione, “Vicky Cristina Barcelona” infatti risulta una simpatica accozzaglia di stereotipi sulla travolgente inaffidabilità e follia del popolo spagnolo agli occhi di due spaesate turiste statunitensi a metà strada tra curiosità e perdizione. Travolte da un insolito destino, come direbbe la Wertmuller, presentatoci sotto forma di uno Javier Bardem che pur di lavorare con Woody Allen si è prestato a fare la parte della “figurina” da album dei cliché. Artista, caliente, bugiardo. Che nel vocabolario dell’americano medio si traduce con “latino”. Memorabile la scena in cui il simpatico pittore “aggancia” al ristorante le due gentili pulzelle proponendo loro un weekend “bollente” dall’altra parte del paese. Anche questo forse faceva parte della promozione turistica inclusa nel prezzo (del biglietto).

Detto questo, il motivo per cui “Vicky Cristina Barcelona” arriva da (non) protagonista alla notte degli Oscar è uno solo: tale Penélope Cruz. Che a metà del film irrompe sulla scena come uno schiaffo che risveglia lo spettatore semi-immerso nel torpore. Chissà che alla fine questa carica “salvatrice” non abbia fatto effetto anche sui membri dell’Academy, che l’hanno scelta tra le cinque candidate alla statuetta da non protagonista, appunto. Lei che nel titolo non c’è (il suo personaggio si chiama Marìa Eléna) ma oscura prepotentemente la stellina Scarlett Johansson. In bocca al lupo, Penélope. A te, non al film.

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