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L’universo di Stevie Biondi: quando l’arte è di casa

[oblo_image id=”1″] Come tutti gli artisti, preferisce raccontarsi attraverso le sue canzoni. Ma l’incontro con Stevie Biondi ci permette di conoscere il background di un giovane talento capace di vivere e creare musica a 360°. L’orgoglio di poter affermare la propria identità professionale senza rinnegare il rapporto con il celebre fratello Mario, la necessità di esprimersi attraverso le note, i progetti per un futuro in continua ascesa. E ci confessa come la musica non annulli gli spazi privatì. Semplicemente li rende più felici.

Stevie, spiegaci l’origine del tuo nome d’arte. Una scelta difficile per l’ultimo arrivato in una famiglia così importante nel panorama discografico italiano? Il nome d’arte deriva dal mio grande amore per il Sig. Stevie Wonder. La sua musica, a mio avviso, rimane unica; il cognome invece è stato portato in primis da mio padre Giuseppe, in arte era Stefano. Biondi è un cognome di inventiva che ebbe origine quando i discografici di mio padre dissero che il nostro cognome all’anagrafe, Ranno, non suonava granché bene. A quel punto optarono per Biondi che, nonostante la più o meno avanzata calvizie mia e di mio fratello, ci si addice perfettamente. (ride, ndr.)

Oltre ad essere una passione, intendi vivere la musica come professione seguendo le orme di famiglia. Non temi, però, che la fama raggiunta da tuo fratello possa crearti problemi almeno all’inizio? Come in tutte le cose ci sono i pro e i contro. All’inizio era una cosa un po’ fastidiosa: ovunque andavo, data la forte somiglianza con mio fratello, tutti mi guardavano e bisbigliavano tra di loro domandandosi: “è lui?”, e facendo anche commenti poco gradevoli, oppure venivo etichettato come “il fratello di Mario Biondi”. Mi sentivo usurpato della mia identità ed avevo paura che la gente non mi apprezzasse per quello che sono, ma per il semplice fatto che sono “il fratello di…”. Poi, pian piano, ho imparato a fregarmene, ad essere fiero di essere “il fratello di mio fratello”. Inoltre ho iniziato ad allontanarmi dalla gente che mi vuole solo per quello e a dimostrare che valgo per quello che sono io, e non per quello che ha o è Mario.

Sei anche autore di testi e musiche, come nasce l’ispirazione per comporre o per raccontare un determinato tema? Questo è un tasto difficile diciamo…Penso che il tutto nasca da niente, un po’ come un “big bang”: da un ammasso di polvere si forma la materia.
In genere, per quanto riguarda la stesura di un testo, penso nasca da un estremo stato psicologico: di solito ho ispirazione o quando sono veramente molto giù di morale, o quando raggiungo il livello ottimale di serenità interiore, dopo magari un periodo difficile. Per quanto mi riguarda non è cosa di tutti i giorni scrivere un testo, è una cosa che mi viene giù tutta di getto, all’istante, non ci passo ore o giorni sopra, non riesco a prendere un foglio ed una biro e dire “adesso scrivo un testo! Non funziona così: quando ho l’ispirazione devo sfruttarla immediatamente altrimenti rischio di perdere tutto. Quando compongo musica invece è diverso: tutto nasce da una nota, un accordo o un giro di basso, e poi pian piano gli si sviluppa tutto sopra. Tante volte mi sono trovato a dilettarmi col mio basso elettrico, (il quale sfortunatamente non ho mai studiato e che suono da autodidatta come anche le tastiere e la batteria), e a creare ad orecchio un giro di basso interessante. Allora si accende la lampadina: accendo il pc, apro i miei software di musica, attacco la tastiera e comincio (e magari ci sto sopra 12 ore di fila). Il giorno dopo, visto che la notte porta consiglio, riapro il progetto e lo modifico, aggiungo, taglio, copio, incollo, finché il progetto non è terminato, o finché non mi stanco e mollo tutto, (infatti ho tantissimi “scheletri” di canzone ancora lì a marcire che forse prima o poi completerò…).

Una domanda per tutti i giovani musicisti come te. Per il tuo gruppo è complicato trovare le serate oppure avete un agente che vi agevola il compito? Siamo degli artisti “self-service” (ride compiaciuto, ndr). Io e Michele (Bianchi, il chitarrista) ci diamo da fare per trovare delle date. Per un duo non dovrebbe essere difficile, ma lo diventa visto che, soprattutto al nord, si cerca pop o rock, e non jazz, fusion, soul o funk. Per l’agente ho ricevuto proposte, ma sono un po’ diffidente perché ho sempre paura che questa gente mi contatti solo perché sono il fratello di…, quindi preferisco continuare a fare la mia gavetta impegnandomi in prima persona anche a trovarmi le serate.

Una grande voce come quella di tuo fratello Mario ha dovuto aspettare tanto prima di trovare il giusto riconoscimento artistico. Credi che sia l’ennesimo segnale di come la musica italiana tenda troppo spesso a ridursi a gruppi adatti ai teenager che rapidamente scalano le classifiche e con la stessa velocità scompaiono? Purtroppo la maggior parte del mondo della discografia, senza offesa per nessuno, cerca “prede grasse da scannare velocemente”, e non bravi artisti difficili da propinare al popolo. Mio fratello ha cominciato a 12-13 anni facendo da corista a nostro padre nelle piazze in Sicilia con migliaia di persone, nel momento del suo “boom” ne aveva 35-36. Ciò significa che ha fatto quasi 25 anni di gavetta, sudando, soffrendo, lottando e a volte, ricordo, pensando di lasciare tutto per fare un mestiere meno insicuro e lasciare perdere la sua “passione” che purtroppo non ha regalato sempre momenti facili, visto che tra l’altro aveva già dei figli e viveva solo di questo. Altri esempi come mio fratello sono il grandissimo Al Jarreau, e l’italiano Sergio Cammariere, anch’essi arrivati alle orecchie della massa già ultra-trentenni. Secondo me, nella vita bisogna combattere per ottenere risultati seri e duraturi. Ciò che ti viene “regalato”, la maggior parte delle volte è effimero, ti porta fama e successo forte e immediato, ma purtroppo, magari, tra pochi anni tutti dimenticheranno il tuo nome, e penso tu non abbia concluso nulla nella tua vita, anzi. Per questo, quando la gente mi domanda: “Ma tu sei il fratello di Mario Biondi! Perché non ti fai dare una bella spinta?”, io rispondo: “Ho diciannove anni, per ora voglio vivermi la mia vita e fare la mia gavetta accrescendomi, poi vedremo.”.

Ultima domanda prima di slegarti dalla sedia e lasciarti andare… com’è
Stefano Fabio Ranno, quando non è Stevie Biondi?
Bè Stefano Fabio Ranno, per tutti solo Stefano, non credo sia un’entità differente da Stevie Biondi, sicuramente però quando Stevie è sul palco a cantare, Stefano è più felice, pensa meno ai problemi e riesce ad aprirsi del tutto e ad esprimersi con tutta l’anima.

Per informazioni sulle prossime esibizioni e sul mondo di Stevie Biondi:

http://profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewprofile&friendid=134576618

 

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