HomeCulturaL'Insolita rumba, racconto neomelodico

L’Insolita rumba, racconto neomelodico

L’insolita rumba, racconto neomelodico potrebbe essere benissimo il seguito non ufficiale del film di Eduardo De Filippo “Napoletani a Milano” (1953)

Però il libro di Autieri, pubblicato dalla Isbn Edizioni,  racconta la quotidianità globalizzata delle “nostre” periferie dimenticate, in questo caso le banlieu milanesi, poplate da personaggi che a incontrarli senza conoscerli ti fanno un po’ paura sull’autobus mentre nelle ultime file ascoltano a tutto volume incomprensibile musica araba o neomelodica napoletana. Personaggi che poi a conoscerli meglio ti aprono un mondo diverso, differente dal tuo tutto casa, ufficio, stadio, aperitivo e discoteca ma altrettanto vero e forse molto più reale.

Autieri, educatore di strada a Milano, ha osservato questa realtà e l’ha gettate nelle pagine del suo libro dopo un’attenta selezionato e così ha creato Totò, Fredo, Ciccio, Samir, membri de «L’insolita rumba», band neomelodica che progetta di suonare a matrimoni e a feste di anziani per poi finire come i Beatles a suonare su un tetto il loro ultimo concerto in una solidale rivolta popolari. Personaggi che non sono mai usciti dal loro quartiere, non hanno mai preso un treno, non hanno soldi per comprarsi il cellulare ma che guardano come un sogno verso il sud del mondo, terrà di amore e libertà che si specchia in un Napoli mai vista ma che deve per forza essere diversa dalle periferie milanesi. “L’insolita rumba” è il racconto rocambolesco delle periferie italiane nella lingua delle periferie. Un italiano arrotato da Autieri, perfetto arrotino della lingua che abboffa di qua è di là la parlata e la rende fluida e non ufficialmente riconosciuta proprio come una neo meolodica.

Opera prima dell’autore che parte dal basso della società e il rimando a Gadda e a Pasolini è immediato, ma non scomodiamoci in paragoni scomodi e difficili da gestire. Diamo merito all’autore di essere memore della lezione di De Andrè e di aver ritratto, senza disincanto o senso di superiorità, vite degne di essere vissute, ricche di avventura e di occasioni che stanno là dove noi troppo spesso guardiamo dall’alto in basso o addirittura fuggiamo lo sguardo per rifugiarci nei nostri asettici paraocchi a forma di Ipod.

RELATED ARTICLES
- Advertisment -

Most Popular

Recent Comments