HomeCulturaL'immaginario: prigione o estasi della creatività?

L’immaginario: prigione o estasi della creatività?

[oblo_image id=”1″] Ci sono parole che usiamo – e talvolta abusiamo – senza fermarci a riflettere sul loro significato. Nel linguaggio comune l’immaginario ricorre con tutte le sue declinazioni: mondi immaginari, personaggi immaginari, immaginario collettivo o luoghi immaginari. Ma cos’è l’immaginario? Fulvio Carmagnola e Vincenzo Matera hanno provato a rispondere a questa domanda proponendo un accattivante viaggio attraverso i sentieri dell’arte: dal cinema alla pittura, dalla letteratura alla musica.

L’immaginario può essere visto come il magazzino dell’immaginazione, il repertorio sempre a disposizione della creatività. Una definizione semplice che però nasconde un’ambiguità di fondo. Perchè un archivio, per quanto ampio, fissa dei confini con il conseguente pericolo di limitare la fantasia. Seguendo questa interpretazione, l’immaginario rischia di essere svilito abbassandosi al grado di luogo comune, di clichè preconfezionato. Più corretto sarebbe allora vederlo come un laboratorio in movimento che presuppone un processo dinamico. Non un contenitore ma il demiurgo che asseconda le trasformazioni del mondo e dove ognuno di noi può trovare l’opportunità di rigenerarsi.

Se proprio si vuole azzardare una similitudine, l’immaginario può essere avvicinato ad un moderno ipertesto: una struttura che non limita le potenzialità degli autori plasmandosi senza sosta. Il libro Genealogie dell’immaginario scivola piacevolmente offrendo continui spunti con raffinati richiami all’arte. Tutt’altro che un mero esercizio formale, invita a riflettere sulla forza inesauribilee della creatività.

Titolo: Genealogie dell’immaginario
Autore: Fulvio Carmagnola, Vincenzo Matera
Editore: UTET

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